Premio Borsellino: 29 scuole a Pescara per l’auto di Falcone



Sono stati tantissimi gli studenti che in questi giorni hanno visitato la teca con i resti della “Quarto Savona 15” l’auto di scorta di Falcone esplosa a Capaci.

Questa ulteriore iniziativa del 23° Premio Paolo Borsellino si inserisce nel progetto educativo “La memoria in cammino”
Sono trascorsi ventisei anni da quel tragico 23 maggio 1992, quando Giovanni Falcone venne barbaramente assassinato dalla mafia assieme alla moglie, il giudice Francesca Morvillo, e agli uomini della scorta, Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

L’impegno oggi nel commemorare Giovanni Falcone non è solo quello di rivolgere un commosso ricordo ad un genuino servitore dello Stato. Né solo quello di ricordare il suo prestigioso profilo professionale, le tappe più significative della sua carriera al servizio delle istituzioni, oltre ai momenti di grande amarezza per insinuazioni e critiche che da alcune parti gli vennero ingiustamente rivolte.

L’impegno oggi deve essere rivolto a far sì che la memoria di Falcone rimanga viva in tutti noi; e che il suo meritorio esempio sia tramandato anche ai giovani e possa essere per loro un modello di virtù morali e civili.
Falcone è stato anzitutto un uomo al servizio delle Istituzioni. Il suo profondo senso dello Stato, che lo ha condotto ad un’indefessa e straordinariamente efficace lotta alla mafia, deve rappresentare ancora oggi un punto di riferimento per tutti coloro che scelgono di far rispettare i valori fondanti della comune convivenza, opponendosi all’illegalità e alla prevaricazione della malavita.

Valori di libertà e di giustizia, sanciti nella nostra Carta costituzionale, che la mafia e le altre forme di illegalità vorrebbero negare e piegare ai loro interessi.

Si tratta dell’esempio di chi era pienamente consapevole di essere considerato dalle cosche della mafia il simbolo dello Stato da colpire; e che tuttavia non esitò a dedicare il suo impegno di magistrato, i suoi progetti di vita, i suoi affetti più cari alla ricerca di giustizia.

E lo fece nella convinzione di adempiere al proprio dovere di magistrato e ancor prima di cittadino. Il solo modo di onorare la memoria di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, così come di tutti gli altri uomini delle Istituzioni che hanno sacrificato le loro vite per gli ideali di libertà e lotta alla mafia, è di far sì che le loro idee e il loro impegno civico rappresentino per noi tutti uno stimolo per perseverare nel percorso tracciato di netto rifiuto a ogni forma di illegalità e oppressione. Ciascuno, dal semplice cittadino, all’imprenditore, al politico, ha il dovere morale di contribuire, nel quotidiano, al rispetto della legalità. Ciò nella convinzione espressa dallo stesso Falcone che “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio ed avrà anche una fine”.

Ultima modifica: 16 maggio 2018

In questo articolo