IMU e piattaforme petrolifere: una pioggia di milioni per i comuni costieri



Sembra che il piccolo paese di Scicli, in provincia di Ragusa, abbia fatto Jackpot. Il comune siciliano è infatti stato benedetto da una pioggia di milioni di euro: sono ben tredici infatti, i milioni di IMU che la compagnia petrolifera proprietaria dello stabilimento di Campo Vega dovrà versare nelle casse del fortunato comune siciliano.

Il Campo Vega si trova al largo della costa siciliana davanti a Pozzallo ed è uno dei più grandi stabilimenti petroliferi del Mediterraneo; estrae petrolio a circa 2500 metri di profondità e si trova a meno di 12 miglia di distanza dalla costa. Si trova quindi nel territorio di competenza di Scicli e per questo il comune ha diritto al versamento di tributi.

Questo accade sulla scia dell’accettazione, da parte della Corte di Cassazione, del ricorso del comune di Pineto, in provincia di Teramo, contro l’esenzione delle tasse per l’estrazione di idrocarburi da parte delle compagnie petrolifere.

L’Eni, infatti, proprietaria di quattro piattaforme petrolifere lungo la costa abruzzese, dovrà versare ai comuni di competenza 33 milioni di euro di arretrati, dal momento che le stesse piattaforme, come si legge nel documento emesso dalla Corte di Cassazione, “sono soggette ad Ici e sono classificabili nella categoria D/7 stante la riconducibilità delle stesse al concetto di immobile ai fini civili e fiscali”.

Come avviene in Sicilia, perché non potrebbe succedere lo stesso anche in Abruzzo? Il gettito fiscale potrebbe imprimere un’inversione di tendenza alla non facile situazione economica dei comuni della Regione, in particolare quelli della provincia di Chieti. Insieme alle royalties, corrisposte per ogni giacimento petrolifero, l’IMU ricavata dalle stesse piattaforme potrebbe migliorare notevolmente le condizioni economiche dei comuni abruzzesi.

Gli alti tassi di disoccupazione, l’assenza di infrastrutture adeguate e l’emigrazione dei giovani e non giovani dai propri paesi di origine per cercare lavoro, sono i fenomeni che tristemente caratterizzano l’attuale vita dei cittadini abruzzesi, come tutti ben sappiamo. In più si aggiunge il fatto che, nonostante le mirabolanti promesse fatte dai vari politici di turno, il turismo fatica a decollare e non fornisce sufficienti posti di lavoro per tutti.

Grazie all’IMU pagata dalle compagnie petrolifere si ridurrebbe la pressione fiscale per le imprese, si potenzierebbero i servizi per i cittadini e per le persone diversamente abili, si creerebbero nuovi posti di lavoro. Ci sarebbe, insomma, un generale incremento industriale e un miglioramento della qualità della vita di questa parte d’Italia.

Diversamente da quanto si crede, la presenza di piattaforme petrolifere al largo delle coste potrebbe essere, se non la soluzione, almeno una boccata d’aria nuova per l’economia locale. Le associazioni ambientaliste No Triv hanno poco da protestare, infatti le compagnie petrolifere che estraggono idrocarburi nel Mar Adriatico agiscono da sempre nel rispetto più rigoroso e nella salvaguardia dell’ambiente marino circostante (lo testimonia la totale assenza di gravi incidenti negli ultimi 60 anni e oltre) e quindi non si possono ignorare le opportunità di ricchezza e di sviluppo per il territorio della Regione.
Il gettito fiscale pagato dalle compagnie petrolifere e versato ai comuni potrebbe rappresentare una gallina dalle uova d’oro. Staremo a vedere come si esprimeranno gli italiani nel prossimo referendum di aprile.

Diego Vitali blogger goccediverità.it

Ultima modifica: 2 novembre 2017

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