SAN VALENTINO 2.0

loveQuesta non è una storia vera.

Era un 14 febbraio come tanti, per chi cerca l’oasi nel deserto di un cuore assetato.
Poi ci furono degli occhi che si incontrarono. Su un tram anonimo, di quelli che vanno in periferia, in una città troppo grigia per non avere la vocina metallica che avvisa quando si arriva a destinazione.

Gli occhi che si incontrarono si abbassarono, di riflesso. Lo fecero in una specie di movimento incondizionato e spasmodico. Per i successivi cinque interminabili minuti gli occhi si alzarono, si abbassarono e guardarono fuori. Si abbassarono, fecero finta di guardare il cellulare, si alzarono, fissarono e si abbassarono, per poi tornare a cercare, con disperazione e senza motivo, qualcosa che non si era mai posseduto.
Il tram fermo per un guasto tecnico, la vocina metallica intonava una ninna nanna che aveva il nome di qualche combattente risorgimentale, morto per liberare la città dagli austro-ungarici.
Il tepore riscaldava le membra addormentate dal tremolio delle rotaie.
Fu come addormentarsi.
Svegliarsi dicendo le parole della mente, ascoltare una voce familiare, preparare la colazione la domenica.
Parlarsi e sgranare lo sguardo per qualcosa che le orecchie non avrebbero mai immaginato di ascoltare.
Confessioni e tenerezze a tempo di record.
La straordinarietà che diventa ordinario e la quotidianità nel lampo di un secondo.


Gli occhi chiusi: le labbra baciarono il bacio più morbido che avessero mai baciato. Poi si dischiusero e fu come venire al mondo.
Si ritrassero all’improvviso. I cuori si misero a battere così forte e quasi annullarono la colonna sonora metallica, mentre fuori cominciava a fioccare la neve.
Le mani si intrecciarono. Così, naturalmente, in una morsa potente e immobilizzante.
Gli sguardi tornarono fissi davanti, a guardare la strada illuminata da fari abbaglianti che regalavano una rassicurante tonalità seppia ai pioppi e al cemento.
Era una luce che calmava e addormentava.
I battiti si sincronizzarono.
Improvvisamente cominciarono a scandire la tensione, all’unisono: silenti, discreti.
Non era nemmeno primavera ma si trasformò nell’estate più calda e dolcemente soffocante.
La nenia si interruppe. Al suo posto il rumore ovattato del ferro sulle rotaie.
Un balzo improvviso e lo scatto di chi immagina di cadere nel sonno. Le menti, ora lucide.
Il viaggio riprese verso un capolinea inesistente e si perse nella nebbia e nella neve.
Come non fosse mai esistito.

Grace

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