Palazzo Sirena, lettera aperta di una cittadina francavillese al sindaco



Lettera aperta al Sindaco Antonio Luciani

Caro Sindaco,
sono V. e le scrivo pubblicamente sulla questione “Palazzo Sirena”.
Annoiare lei e i lettori sulle motivazioni che mi vedono contraria all’abbattimento sarebbe un’offesa alla sua intelligenza e una provocazione del tutto gratuita e improduttiva, oltre che ridondante date le diverse occasioni di confronto avute con lei direttamente e non.
Tuttavia, da professionista e studiosa dell’architettura, non posso astenermi dall’esprimere il mio più sincero e sconcertante rammarico per una scelta politica, la sua, che purtroppo non gioverà alla città e al suo appeal.
Mi perdoni, caro Sindaco, ma se c’è una cosa che mi indispone particolarmente è il parlare di Spazio, e del suo valore estetico e funzionale, banalizzandone i concetti. Sarà che ho sempre fatto della ricerca architettonica motivo di interesse, sarà che ho avuto degli insegnanti con elevato senso critico e spiccata consapevolezza, sarà che continuo imperterrita ad attribuire alla progettazione della ‘cosa pubblica’ un carattere sociale, prima di criticare la sua discutibilissima proposta, insieme ai miei giovani colleghi, ho tentato di dissuaderla con una proposta di riqualificazione ben nota a lei e alla sua squadra. Non per eccessivo egocentrismo, ne per gloria. Tuttavia, capisco l’esigenza di un Amministratore che deve prendere decisioni in fretta cercando di trarne maggiore profitto. Coraggio il suo? Non direi.
Io credo che oggi ‘coraggio’ è scommettere sull’esistente. Brutto o no, Storico o no, Utile o no, Identitario o no (tutte banalizzazioni), bisognerebbe studiare le potenzialità di un edificio contestualizzandolo attraverso la riqualificazione e la risignificazione. Non è d’altronde suo interesse restituire una certa ‘Mediterraneità’ alla nostra città (“Siamo un popolo del Mediterraneo” scrive nelle sue linee di mandato)? La città Mediterranea è da sempre frutto di stratificazioni e complessità, di riconversione ed equilibrio. È fatta di vuoti misurati, in cui l’architettura stessa della città ne stabilisce il giusto valore. Un grande spazio vuoto non è necessariamente di qualità così come non è scontato che una qualsiasi idea (così definisce il progetto da lei sponsorizzato) di Piazza possa costituire uno spazio di aggregazione. In merito voglio citare un passaggio della relazione del progetto presentato, da me e i miei colleghi anni fa,a sostegno della mia tesi: “Attraverso il parziale ‘sventramento’ del piano terra si crea una ‘piazzacoperta aperta’ che si estende fino a Piazza Sirena ampliandone la superficiee restituendogli un ruolo centrale nel progetto. Si è, infatti, di fronte adun ‘sistema piazza’ anomalo, in cui lo spazio pubblico non riesce a dare aicittadini un senso di appartenenza e di comunità a causa del suo direttorapporto con la ferrovia da un lato e la strada dall’altro.Il piano terra, quindi, diventa l’opportunità attraverso la quale ristabilire unaserie di relazioni: tra l’edificio e la piazza, tra la piazza e la sala convegni, trala piazza e il mare, tra la piazza e gli esercizi commerciali esistenti. Inoltre,la piazza coperta, diventa contemporaneamente ‘luogo dello stare’ e filtro dipassaggio tra il fuori/piazza e il dentro/Palazzo Sirena.”
La saluto invitandola a ripensare alla sua idea di città del futuro, fatta di grandi interventi ma di poca qualità strategica e spaziale. La sua visione non ha carattere innovativo e, nonostante sia un eccellente e moderno comunicatore,potrebbe non avere ragione.

Una giovane francavillese doc.

 

Ultima modifica: 30 ottobre 2017

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