Hospice Teramo, “mia figlia morta nell’indifferenza”. La lettera alla Lorenzin



“Un atto di dignità da parte delle istituzioni, con la speranza che finalmente sia fatta giustizia per mia figlia”.

 

Si conclude così una lettera, emozionante a tratti, che una madre di Giulianova ha scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e che fa parte integrante di un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica su un presunto casa di malasanità all’Hospice di Teramo.

Del caso ci eravamo occupati già lo scorso settembre, quando la donna, affetta da sindrome di Down, era in cura nella struttura per malati terminali. Ora la donna non c’è più. Non ce l’ha fatta, a la famiglia non si rassegna e vuole giustizia.

La vicenda, si legge nella lettera, parte da gennaio 2016, quando la donna riceve assistenza domiciliare dal personale dell’Hospice di Teramo. Poi da settembre è stata ricoverata nella struttura fino al 12 novembre, quando è deceduta.

 

“Ritengo che ci sia stato un grave ritardo nel procedere al ricovero di mia figlia”, racconta la donna.” Ad ogni buon conto, nel periodo di degenza, i trattamenti sanitari in favore di mia figlia sono stati, a mio avviso, insufficienti, inadeguati e negligenti. In alcune occasioni, il personale ha omesso di intervenire in maniera tempestiva per assicurare a mia figlia i trattamenti necessari e prove le sono le lesioni patite documentate con foto eloquenti”.

Gli esempi e la situazioni raccontate nella lettera scritta alla Lorenzin sono diversi e molto circostanziati, con la famiglia che sarebbe stata tenuta all’oscuro anche delle terapie praticate in alcuni casi. “Qualche giorno prima del decesso” si legge ancora, “ mia figlia sembrava aver ripreso, per quanto possibile, in tono fisico migliore. Nella notte tra il 10 e l’11 novembre mio figlio veniva contattato d’urgenza dall’Hospice in quanto le condizioni erano peggiorate. Riteniamo che nei giorni antecedenti sia stato praticato un trattamento sanitario inadeguato, sottoponendo mia figlia ad una cura farmacologica inadeguata. La somministrazione di un farmaco altamente debilitante, abbia contribuito ad aggravare la situazione su di un fisico già debilitato dall’influenza e sottoposto per un mese a degli antibiotici”.

 

La lettera vuole aprire un fronte su questa vicenda, dopo che i precedenti appelli sono rimasti inascoltati.

 

“Mia figlia negli ultimi mesi di vita”, conclude, “ ha patito sofferenza indicibili, restando vittima dell’indifferenza da parte di coloro che pur avendo ricevuto le mie richieste di intervento, nulla hanno fatto affinché morisse senza dignità”.

Nel frattempo i carabinieri del Nas di Pescara si sono già attivati sulla vicenda e stanno esaminando il caso.

 

Ultima modifica: 29 ottobre 2017

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