Disoccupati over 50: il calvario di un lettore



Pescara. Un vero e proprio calvario quello della generazione dei disoccupati over 50. Quello di chi, una volta perso il lavoro, viene considerato fuori da ogni schema di ricollocamento.

Troppo vecchio per ricominciare da capo, troppo poco aggiornato rispetto ai giovani per essere al passo con le nuove dinamiche del lavoro, sebbene il curriculum non manchi.

E’ la storia di tanti, purtroppo, e anche di un nostro lettore pescarese che ci ha inviato una lettera aperta per manifestare il disagio che è costretto a vivere.

Pescara. Li hanno etichettati come esodati, nome edulcorante ma il dramma rimane grave: è quello della generazione dei disoccupati over 50, di chi una volta perso il lavoro, viene considerato fuori da ogni schema di ricollocamento.

Troppo vecchio per ricominciare da capo, troppo poco aggiornato rispetto ai giovani per essere al passo con le nuove dinamiche del lavoro, sebbene il curriculum non manchi.

E’ la storia di tanti, purtroppo, e anche di un nostro lettore pescarese che ci ha inviato una lettera aperta per manifestare il disagio che è costretto a vivere.

 

Mi chiamo Loris DE, ho 52 anni, sono divorziato e non ho figli.

Sono laureato in Scienze della Formazione, indirizzo scienze dell’educazione, con votazione 110/110 e lode; ho lavorato dal 1986 al marzo 2015 in una organizzazione non profit nel settore socio-assistenziale, dove ho svolto diversi incarichi. La mia formazione scolastica e l’esperienza pluriennale nel tempo mi hanno permesso di acquisire diverse e trasversali conoscenze e competenze, oltre ad alcune specializzazioni.

Oggi, 13 marzo 2017, sono esattamente due anni di disoccupazione, di cui uno senza alcun sussidio. Mi sembra il momento opportuno per fare un primo bilancio della situazione.

Sono iscritto a 29 siti tra agenzie del lavoro, interinali, cerco/offro, annunci vari, più ovviamente il Centro per l’impiego di Pescara; a questi si aggiungono 32 portali di aziende private perché, pur mettendo annunci di cerco lavoro sparsi in giro per il web, queste hanno il proprio sistema di preselezione del personale online per cui è necessario iscriversi e creare un profilo personale per inviare il curriculum.

Ho inviato finora 585 domande di lavoro, rispondendo a 536 annunci ed autocandidandomi presso 49 aziende private; escludendo le (poche) risposte in automatico, soprattutto dai portali aziendali, del tipo “la ringraziamo per averci contattato, se interessati le faremo sapere, blabla…”. Le risposte sono state una decina scarse e tutte del tipo “purtroppo il suo profilo non risponde ai requisiti richiesti”.

Tra queste risposte devo purtroppo annoverare anche i tre casi in cui mi si richiedeva di inviare preventivamente copie fronte-retro, possibilmente a colori, di documento di identità e codice fiscale, cosa che ovviamente non ho fatto.

Sono stato contattato per un colloquio in due soli casi: nel primo caso l’annuncio si riferiva ad un lavoro a tempo determinato per impiegati d’ufficio addetti al dataentry, e mi sono ritrovato a fare il venditore porta a porta di contratti per l’energia elettrica. Lasciati immediatamente dopo nemmeno un’ora di cosiddetta (da loro) “formazione sul campo”. Il secondo caso è ancora più emblematico perchè la gentile signorina, con spiccato accento dell’est, che mi ha contattato per fissare un appuntamento non mi ha voluto nemmeno dire di quale annuncio nello specifico si trattasse e mi ha fornito solo un nome ed un indirizzo; recatomi sul posto nell’orario previsto per l’appuntamento purtroppo non ho trovato al numero civico indicatomi (una palazzina con appartamenti privati anche ad uso ufficio) nè una targa di qualunque tipo nè il nome indicatomi sul citofono. Disdetto immediatamente l’appuntamento, non sono stato più ricontattato.

Mi sono anche recato di persona presso alcune attività commerciali (poche, in verità), trovate casualmente in città, che esponevano il cartello “cercasi personale”, con curriculum e lettera di presentazione prestampate, per sentirmi rispondere – nel migliore dei casi – “adesso non ho tempo, mi faccia la cortesia, mi invii il curriculum a questo indirizzo email”, quando non hanno preso i documenti cartacei liquidandomi con un “grazie, nel caso la contatteremo”. Ovviamente, in entrambi i casi non si sono più fatti sentire.

Quali considerazioni si possono cominciare a fare?

Primo. Il sistema dei centri per l’impiego, agenzie del lavoro o interinali, non funziona. Se il loro scopo dovrebbe essere quello di selezionare le domande e le offerte di lavoro per favorire l’incontro tra le due, non c’è stato un solo caso tra le 536 domande che ho inviato in cui questo sia avvenuto; i portali si limitano ad inviare email riepilogative degli annunci apparsi con i criteri di ricerca che si sono predefiniti al momento dell’iscrizione/profilazione.

A questo aggiungo anche le modalità di iscrizione alle agenzie: in cinque casi mi sono recato personalmente presso gli uffici di queste. Ebbene, in quattro mi hanno riposto che avrei dovuto effettuare l’iscrizione online per poter caricare i miei dati personali (e la domanda nasce spontanea: ma allora la sede fisica ed il personale ivi presente, a cosa servono?!). La quinta agenzia ha voluto obbligatoriamente fissarmi un colloquio di conoscenza con una esperta del settore la quale, a detta loro, avrebbe avuto il compito di “focalizzare” la mia domanda per cercare la migliore offerta corrispondente; mi sono ritrovato di fronte ad una signorina, gentilissima per carità!, neolaureata in psicologia del lavoro, che si è limitata a chiedermi i dati anagrafici, scaricare dalla mia pennetta usb il curriculum e la lettera di presentazione e creare un mio profilo nel loro sistema. Tutto qua. Mai più sentiti.

Secondo. La gestione degli annunci. Esclusi alcuni (non tutti!) portali che mantengono lo “storico” delle domande inviate mediante il quale si può sempre vedere lo “status” di una specifica domanda (e scopri così che le tue domande sono state “scartate”), nella stragrande maggioranza dei casi la tua domanda resta senza risposta, cade semplicemente nel vuoto, senza sapere il perchè. Costa troppa fatica una semplice, banale risposta via email (o tramite portale stesso, ove previsto) per dire che non si è interessati, o che non corrisponde ai requisiti, o che si è già trovato? Evidentemente, si. L’educazione non è un diritto/dovere iscritto nella nostra costituzione (al contrario del lavoro come fondamento della Repubblica, citando l’articolo 1), ma dovrebbe essere alla base dei rapporti sociali di una cosiddetta società civile.

Terzo. L’annuncio ed i cosiddetti “requisiti richiesti”. Ora, mi piacerebbe davvero chiedere di persona ai signori imprenditori/datori di lavoro, quali specifici requisiti siano richiesti per impieghi tipo addetti alle pulizie (dove non richiesto l’uso di macchinari industriali), lavapiatti, operai generici, magazzinieri (dove non richiesto l’uso di muletti), scaffalisti, volantinatori etc. (si, ho fatto domanda anche per questi lavori, non me ne vergogno). Per non parlare di quegli annunci “a pennello”, dove avrei soddisfatto praticamente tutti i requisiti richiesti (laurea in scienze umanistiche, esperienza nel settore educativo/formativo, conoscenza del computer con piattaforma windows e suoi applicativi, dei social media, della lingua inglese, esperienza di almeno x anni nella gestione di un team di 3-5 persone, etc), tranne probabilmente uno: l’età (e se fosse davvero questo, allora non mi spiego i disclaimer del tipo: Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03, se non per puro pro forma).

A quali conclusioni si può arrivare?

Loris

Ultima modifica: 28 ottobre 2017

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