Alba Adriatica. Cesare Di Felice lascia, si dimette da assessore anche se onorerà fino alla fine il suo mandato da consigliere comunale, sostenendo il sindaco Franchino Giovannelli.
E’ un epilogo sofferto, forse scontato negli effetti, quello che si consuma all’interno della giunta comunale di Alba Adriatica. Di Felice,al centro di un caso politico più che giudiziario (condannato ad un anno per falso, con pena sospesa), dopo un’attenta riflessione ha deciso di rimettere le deleghe (polizia municipale, sicurezza, protezione civile e trasporti) nelle mani del sindaco. Decisione, questa, sofferta ma anche molto meditata, destinata in ogni caso a spegnere una serie di invettive di natura politica, che si erano generate non appena è stata resa pubblica la sentenza di primo grado del tribunale di Giulianova. La decisione dall’oramai ex assessore Di Felice (ora consigliere) viene spiegata in una lunga lettera (che pubblichiamo integralmente), nella quale racconta alcuni passaggi della vicenda, si toglie qualche sassolino dalla scarpa, ma nella quale mostra comunque una grande serenità.
La lettera.
“ In primo luogo” si legge nella lettera, “voglio smentire ciò che è stato detto al riguardo del mio silenzio in merito alla sentenza di primo grado, affermando che subito dopo aver appreso la notizia, mi recai dal Sindaco per rimettere il mio mandato, avvisai anche il Presidente di Alba Domani (associazione nella quale Di Felice è vice-presidente, ndr) e riferii dei fatti anche ad alcuni componenti del Consiglio Comunale,nonché, alle persone a me più vicine. Credo di essere l’unico politico italiano ad essere stato giudicato, e condannato, con l’accusa di aver cercato di aiutare una famiglia bisognosa senza nulla pretendere; caso anomalo per la politica a fronte di una situazione globale dove gli indagati e i condannati lo sono e lo sono stati perché collusi con la criminalità organizzata o corrotti per ingenti somme di denaro. E’ una vicenda alquanto strana che mi ha indignato e lasciato al contempo perplesso fin dall’inizio del giudizio espresso in quanto il pubblico ministero (pubblica accusa), in considerazione della buona fede, ma anche di questa irregolarità amministrativa, si era espresso per una condanna ad un mese; personalmente insieme ai miei avvocati eravamo quasi certi di un’assoluzione. Ne è scaturita, invece, da parte del giudice, una condanna ad un anno (pena sospesa). Rispetto il lavoro della magistratura, però, credo che ci siano tutti i presupposti in mia difesa e le carte processuali sembrano essere chiare tanto da procedere in appello e annullare la sentenza di primo grado. Ho letto che alcuni organi di stampa hanno stilato la classifica delle presenze in giunta relative all’anno 2011. Purtroppo risulta che il mio nome sta in fondo alla classifica con il 33% di assenze maturate e con il consequenziale 67% di presenze (percentuali, se giustificate,vengono anche tollerate nelle più prestigiose università con facoltà a frequenza obbligatoria e nei più importanti Enti pubblici). Ovviamente tale classifica è stata strumentalizzata. La classifica evidenzia solo un calcolo freddo matematico senza tener presente delle variabili che sto per citare e non per giustificarmi, bensì, per dimostrare la mia piena buona fede e trasparenza.






















