E’ morta Nadia Toffa, la conduttrice delle Iene che si occupò di acqua e laboratori Gran Sasso

Dopo una lunga battaglia contro il cancro è morta a 40 anni Nadia Toffa, storica conduttrice e inviata delle Iene, che, con diversi servizi, si è battutta per svelare la verità sull’acqua e i Laboratori del Gran Sasso.

“Fiorire d’inverno”, nel periodo più difficile dell’anno. Nadia Toffa aveva intitolato così il suo libro, uscito a ottobre scorso per Mondadori, in cui aveva raccontato la battaglia contro il cancro, provando a lanciare un messaggio di rinascita e di speranza, come ha continuato a fare anche sui social durante i lunghissimi mesi di una battaglia alla quale oggi ha dovuto arrendersi. E’ morta, a 40 anni compiuti a giugno, e ad annunciarlo sono state le Iene, il programma di Italia 1 di cui era inviata e conduttrice, uno dei volti più amati. “Hai combattuto a testa alta, col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo, fino a oggi”, è il messaggio sulla pagina Facebook del programma.

“Sei riuscita a perdonare tutti, anche il fato, e forse anche il mostro contro cui hai combattuto senza sosta: il cancro. E dato che sei stata in grado di perdonare l’imperdonabile, cara Nadia, non ci resta che sperare con tutto il cuore che tu sia riuscita a perdonare anche noi, che non siamo stati in grado di aiutarti quanto avremmo voluto. Ed ecco le Iene che piangono la loro dolce guerriera, inermi davanti a tutto il dolore e alla consapevolezza che solo il tuo sorriso, Nadia, potrebbe consolarci, solo la tua energia e la tua forza potrebbero farci tornare ad essere quelli di sempre. Niente per noi sarà più come prima”.

Toffa ha provato a trasformare il cancro “in un dono, un’ occasione, una opportunità”, aveva scritto nel suo libro, attirandosi attacchi dagli hater del web e critiche, ma conquistando il plauso del mondo della scienza per l’invito ai malati a seguire le uniche cure certe, la chemio e la radioterapia. E aveva instaurato un filo diretto con i suoi fan, tra sorrisi e immagini postate anche dal letto d’ospedale. Un dialogo che si era interrotto da alcune settimane, mettendo in allarme il suo pubblico, preoccupato per il possibile aggravarsi delle sue condizioni. Del resto, a maggio non aveva partecipato all’ultima puntata delle Iene: “La conduttrice – aveva spiegato il programma – ha intrapreso una cura un po’ stancante e ha deciso di conservare le energie riposandosi a casa”. A gennaio 2017 il primo malore, a Trieste: Nadia fu trasferita in elisoccorso al San Raffaele di Milano per iniziare gli accertamenti. Due mesi dopo tornò dietro il bancone delle Iene e raccontò ai colleghi e al pubblico di avere il cancro: “Non lo sapeva nessuno. Ho pensato tanto a questo momento… Fra di noi c’e’ sempre stata sincerità”.

“La fortuna è stata proprio che dopo lo svenimento ho fatto un accertamento, un check-up completo”. E aveva rassicurato tutti: “Ora sto benissimo. E rispetto a quello che mi è successo penso non ci sia assolutamente niente di cui vergognarsi, anzi. Ho solo perso qualche chilo, non mi vergogno neanche del fatto che sto indossando una parrucca”. E aveva concluso lanciando un monito contro le false cure e i millantatori di guarigioni alternative”

Nata a Brescia il 10 giugno 1979, dopo il debutto nell’emittenza locale Nadia Toffa era diventata inviata delle Iene nel 2009, segnalandosi per importanti inchieste sulle truffe ai danni del servizio sanitario nazionale, sulle slot machine, sullo smaltimento del traffico di rifiuti illegali in Campania, sull’Ilva di Taranto (che le ha conferito la cittadinanza onoraria), sull’infanzia violata. Nel 2016 era stata promossa alla conduzione del programma. Ha raccontato il suo impegno sociale e di denuncia in libri come Quando il gioco si fa duro, uscito nel 2014, dedicato al problema dell’azzardopatia, e ha ricevuto tra l’altro il Premio internazionale Ischia di giornalismo nel 2015 e il premio Luchetta nel 2018.

Negli ultimi anni è diventata un volto molto noto in Abruzzo per i suoi servizi sull’acqua del Gran Sasso e la sicurezza dei Laboratori INFN. Grazie al sostegno delle Iene e della stampa locale fu bloccato un test nucleare sotto la montagna, ma soprattutto si mise in luce i pericoli sulla captazione dell’acqua sotto il Gran Sasso.

Tra le tante interviste e inchieste, resta quella molto ‘calda’ con l’ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che non rispose alle domande, menttendo letteralmente alla porta la nota giornalista delle Iene.

“Nadia Toffa, sempre dalla parte dei cittadini abruzzesi. Da Bussi al Gran Sasso, dal suo lavoro rigoroso il sapore della verità e le domande e le risposte che il potere rifiutava. Abbiamo conosciuto Nadia sul campo, nei luoghi delle battaglie civili per i diritti dei cittadini”.

E’ il ricordo della conduttrice e inviata da Le Iene del Forum H20 e Mobilitazione Acqua Gran Sasso, ricordando che la Toffa “ha trattato l’inquinamento di Bussi, il rischio sismico con lo stoccaggio del gas di San Martino sulla Marrucina e l’elettrodotto Villanova-Gissi. Poi ricordiamo gli ultimi due servizi sull’acqua del Gran Sasso e i laboratori di Fisica Nucleare. Agli abruzzesi, a tanti italiani, dal caso dell’acqua contaminata da PFAS nel Veneto alla ferriera di Trieste, ha dato quelle risposte e posto quelle domande che il potere rifiutava, spesso da anni. La ricorderemo, lei così famosa, per la naturale modestia e la generosità. Già malata, ci aveva sorpreso mandandoci un messaggio addirittura nella pausa della pubblicità della diretta di una delle ultime trasmissioni che ha condotto, per salutarci dopo il servizio di Filippo Roma sulle autostrade abruzzesi. Entusiasmo, abnegazione, ironia. La vogliamo ricordare come una persona rigorosa ed è soprattutto per questo che ci siamo sentiti subito sulla stessa lunghezza d’onda. Lei e i suoi collaboratori leggevano. Voleva i documenti. Le pubblicazioni scientifiche che dimostravano le criticità. Non ci ha mai fatto sconti. Ci tartassava letteralmente, noi che facciamo della lettura delle carte la base del nostro impegno. Per questo Nadia non era amata dai conformisti perché con il suo lavoro e con la sua passione sapeva spiazzare chi è privo, per opportunismo o per quieto vivere, di curiosità. Non vogliamo dire che tutto è andato bene. È stata attaccata ferocemente o giudicata in maniera insensata e superficiale da chi ti mette in immaginari fronti del no senza avere la conoscenza dei fatti quando invece si è alla ricerca della giustizia. Da chi si era ben guardato di approfondire, di scavare, di apprendere. Da chi non ha la schiena dritta”.

“La realtà – continuano – non la scambiava per la sua percezione e per questo sapeva dare alle vicende che trattava il sapore della verità. Apriva la strada, trovando poi le conferme definitive alle sue inchieste anche ad anni di distanza come è accaduto in ultimo anche per il Gran Sasso e i suoi laboratori, grazie a chi anche nello Stato e nella comunità non si rassegna e fa bene il suo lavoro. È il motivo per cui da cittadini l’abbiamo amata e rimarrà a fianco delle nostre lotte, per la salute, per il territorio e per l’ambiente”.

“Alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi collaboratori e a Le Iene che le sono stati accanto in questi anni e durante la malattia, va il nostro pensiero”, conclude la nota delle due associazioni.