Chieti, schiaffi, allenamenti pesanti e docce nudo: il processo all’ex allenatore di baseball

Chiati. Prendeva a schiaffi durante gli allenamenti, ma anche nei tornei, quei ragazzi che non facevano ciò che diceva lui, schiaffi che lasciavano il segno sul viso. E inoltre si faceva la doccia nudo insieme ai ragazzi mentre questi ultimi avevano addosso le mutande.

 

Si è rivelato una sorta di boomerang il racconto di alcuni testimoni della difesa nel processo a carico del 52enne di origini venezuelane, ex agente di commercio ed ex allenatore di una squadra di baseball teatina, accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di nove bambini di età compresa fra 8 e 13 anni.

Ragazzini dei quali secondo l’accusa, approfittando del suo ruolo di allenatore al quale erano affidati per la pratica sportiva, avrebbe abusato in diverse circostanze e luoghi. Oggi nel processo dinanzi al Tribunale di Chieti sono stati sentiti cinque testimoni della difesa, mentre ad altri quattro la difesa dell’uomo ha rinunciato, e così il collegio giudicante ha disposto il rinvio per la discussione e la camera di consiglio all’udienza del 12 febbraio del 2019.

Oggi dall’udienza che si è tenuta ancora a porte chiuse, è filtrata la testimonianza di un ragazzo di 18 anni, che lasciò la squadra di baseball allenata dall’uomo a metà del 2017. E’ stato a parlare degli schiaffi, della doccia, ma anche di allenamenti troppo intensivi che nel suo caso lo hanno costretto a smettere presto perché ormai la spalla era compromessa da un carico eccesivo di lavoro sopportato nell’età della crescita. La spalla non sarebbe tornata a posto e nel suo ruolo, quello di lanciatore, la spalla era fondamentale.

“A lui non importava nulla del dolore – ha detto il ragazzo in aula – dovevamo vincere e basta”. Un altro testimone, una ragazza minorenne, ha invece invece tratteggiato la figura di un allenatore che non considerava affatto le ragazze. “Le ragazze le teneva in disparte, non venivano calcolate e non venivano mai inviate a uscire o a mangiare fuori”. Anche i regali fatti dall’allenatore, come un telefono cellulare o un costoso guantone da baseball, erano solo per i ragazzi. Anche la madre della ragazza, sentita in quanto era solita assistere agli allenamenti ha confermato la circostanza, ritenuta importante delle parti civili, che le allieve venivano tenute da parte dall’allenatore e che in fondo le attenzioni di quest’ultimo erano tutte per i ragazzi.

Quanto emerso oggi in udienza potrebbe anche portare la Procura a formulare un’ulteriore imputazione a carico del 52enne: maltrattamenti o abuso dei mezzi di correzione