Elice, padre e figlia rapinano la banca: il RIS li incastra con il DNA

Nel pomeriggio del 27 dicembre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Pescara hanno tratto in arresto Antonio Tombion, panettiere 53enne di Città Sant’Angelo, e sua figlia Roberta, 32enne di Cappelle sul Tavo, accusati di aver rapinato una banca la scorsa estate.

Entrambi con precedenti giudiziari, lui già stato arrestato per rapina mentre lei ha piccoli precedenti legati a truffa, sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP Bongrazio del Tribunale di Pescara, per la rapina aggravata in concorso consumata lo scorso 31 agosto ai danni della filiale di Elice della BCC di Castiglione Messer Raimondo. La richiesta di misura cautelare è stata richiesta dal Sostituto  Procuratore Rosalba Di Stefano.

Dalle indagini condotte dal Nucleo Investigativo è emerso che il padre ha ideato ed eseguito la rapina mentre la figlia Roberta ha assunto il ruolo di complice.  L’attività investigativa ha avuto inizio proprio in occasione della rapina ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Elice, quando un individuo, poi identificato nel panettiere, con il viso travisato da berretto con visiera, occhiali ed una calza in nylon indossata al momento dell’ingresso nel bussolotto, si è introdotto nella banca, minacciando i dipendenti con una pistola per farsi consegnare di circa 25mila euro, per poi dileguarsi a piedi.

A distanza di qualche centinaio di metri, ad attenderlo, c’era la figlia, alla guida di un Renault Kangoo bianco. Dall’esame delle immagini del sistema di video sorveglianza comunale presente nell’area si è appurato che il mezzo transitava prima e dopo la rapina nelle immediate vicinanze dell’Istituto di credito.

Nelle concitate fasi della sua fuga, Tombion perse il berretto indossato durante la rapina, contraddistinto dalla scritta “Raffo”. La fisionomia del rapinatore e le azioni meticolosamente compiute durate la rapina hanno orientato il Nucleo Investigativo verso un ristretto novero di sospetti sul conto dei quali hanno avuto inizio le indagini che si sono sviluppate attraverso l’esame delle testimonianze raccolte ed il confronto dei tratti somatici, fino a restringere ulteriormente il campo ad alcuni presunti autori del reato.

Tra questi, vi era il 53enne: l’attività investigativa “tradizionale” svolta attraverso servizi di osservazione e controllo discreto, supportata dall’analisi delle immagini della rapina e, da ultimo, dalle risultanze degli esami di laboratorio a cura dei Carabinieri del RIS  di Roma sul berretto perso durante la fuga, dal quale è scaturito riscontro positivo per il Dna degli arrestati, hanno così consentito di delineare ed avvalorare il quadro indiziario che ha poi condotto all’odierno provvedimento cautelare.

L’indagine vedrà ora ampliare ulteriormente il proprio raggio d’azione con riguardo ad altre rapine commesse in quel periodo in località ubicate in aree limitrofe, contraddistinte dal medesimo modus operandi ed in particolare dall’azione del rapinatore solitario.  Nel corso di alcune perquisizioni effettuate in esecuzione dell’ordinanza è stato rinvenuto materiale d’interesse per il proseguimento delle indagini. L’uomo è stato associato al carcere di Pescara San Donato, mentre la figlia è stata posta agli arresti domiciliari.