Bufera marchio Iper: M5S e Udc per tutelare i lavoratori, si appellano alla Regione

Il marchio Iper ha deciso di lasciare l’Abruzzo cedendo in affitto il ramo d’azienda al Conad Adriatico e la politica regionale si stringe intorno ai lavoratori, il cui destino potrebbe essere incerto.

 

“E’ un passaggio delicato e incerto – commenta, a nome della direzione regionale dell’Udc, il Segretario Regionale, Enrico Di Giuseppantonio – e la politica non può certo rimanere indifferente. E’ compito di tutti vigilare su quel che sarà il futuro dei lavoratori, capire quali prospettive si troveranno di fronte. E’ chiaro che la decisione è frutto della presenza di altri centri commerciali in Abruzzo, che hanno determinato uno squilibrio tra domanda e offerta nella nostra regione e minor ricavi per Iper, marchio del gruppo Finiper, tra l’altro tra i primi ha investire in Abruzzo. La direzione regionale Udc – conclude il Segretario Di Giuseppantonio – chiede alla Regione di tenere lo sguardo vigile sulla situazione a garanzia dei lavoratori e delle loro famiglie”.

“Una decisione che preoccupa molto i lavoratori, già duramente colpiti da decisioni dirigenziali. Ad ascoltare quelli che mi hanno chiamato”, fa sapere il consigliere regionale M5S Domenico Pettinari, “tutta l’operazione sarebbe avvenuta nel silenzio senza coinvolgere i dipendenti e lasciandoli in un libo che non da nessuna certezza. Chiediamo pertanto che il Vice Presidente di Regione Abruzzo Lolli, istituisca immediatamente un tavolo di lavoro sulla questione affinché i lavoratori abbiano le dovute rassicurazioni sul posto di lavoro e sul futuro lavorativo. Parlare di 600 lavoratori significa parlare di 600 famiglie con un danno elevato per l’economia di tutta la regione”.

“Visti i ricavi del 2017, riteniamo che il colosso alimentare non debba ritenersi autorizzato neanche lontanamente ad operare, con il consueto squadrismo padronale, in direzione degli esuberi che ha annunciato”, ha commentato il Partito Comunista abruzzese. “La compressione dell’occupazione non è corrispondente ad una crisi, ma solo alla logica del cumulo del profitto nelle mani di sempre più pochi “signori”. Il Partito Comunista, sdegnato, denuncia con tutta la sua forza il clima di soprusi e di ingiustizie che perseguita le fasce più deboli della popolazione. E’ l’ennesima dimostrazione che, malgrado i governi cambino, tutto rimane immutato tra chi sfrutta e chi è sfruttato.

Per tale ragione il Partito Comunista, invitando alla più ampia mobilitazione a sostegno dei lavoratori Conad, ritiene sia indispensabile ripensare l’assetto sociale ed il sistema che lo ha costruito. Occorre che la vera maggioranza di ogni Paese, la classe lavoratrice, prenda in mano le redini del suo destino guidando essa stessa ogni meccanismo produttivo, consapevole che, mentre è possibile una società senza padroni, non è possibile una società senza lavoratori”.