Bussi, la megadiscarica arriva in Cassazione

Bussi sul Tirino. Dopo 11 anni esatti dalla scoperta della mega discarica di rifiuti tossici di Bussi, rinvenuta dal Corpo Forestale dello Stato nel marzo 2007, il caso della ‘bomba’ ecologica più grande d’Europa approda in Cassazione.

Domani i giudici di Piazza Cavour dovranno pronunciarsi sulla sentenza emessa il 17 febbraio 2017 dalla Corte di Assise d’Appello di L’Aquila. Una decisione, quella dei giudici aquilani, che ha ribaltato la sentenza emessa in primo grado dalla Corte d’Assise di Chieti il 19 dicembre 2014.

Nello specifico, i giudici avevano assolto i 19 imputati – ex dirigenti e tecnici legati a Montedison – dall’accusa di avvelenamento doloso di acque per ritenuta insussistenza del fatto, mentre avevano dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per il reato di disastro ambientale, derubricato da doloso in colposo. In appello, però, tale pronuncia è stata sostanzialmente rivoluzionata: i giudici del gravame hanno infatti ritenuto sussistente l’elemento materiale del reato di avvelenamento, derubricando tuttavia l’imputazione nella corrispondente ipotesi colposa e dichiarando il reato estinto per prescrizione.

Relativamente al disastro, non solo è stata confermata la decisione di primo grado in ordine alla sussistenza dell’ipotesi colposa (con l’aggravante della colpa cosciente), ma una diversa individuazione del dies a quo della prescrizione ha portato ad escludere l’estinzione per prescrizione, con conseguente condanna di alcuni degli imputati (pene che vanno da 2 a 3 anni di reclusione e interamente condonate per effetto dell’indulto del 2006).

In particolare, i giudici aquilani hanno condannato a tre anni di carcere gli ex dirigenti dello stabilimento Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, Salvatore Boncoraglio; due anni sono stati invece inflitti a Nicola Sabatini, Domenico Angelo Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo, Giancarlo Morelli. Le pene, tutte condonate, sono ben lontane dalle richieste della Procura generale che si era allineata a quelle invocate (180 anni di carcere in tutto) nel processo di primo grado dai pm di Pescara, Annarita Mantini e Giuseppe Bellelli che firmarono l’inchiesta.

I giudici aquilani, inoltre, hanno dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione proposta dalle parti civili per Maurizio Piazzardi il quale e’ risultato estraneo ai fatti. Assolto per non aver commesso il fatto, da entrambi i reati, Guido Angiolini, ex amministratore di Montedison dal 2001 al 2003, mentre il procedimento e’ stato dichiarato estinto per Vincenzo Santamato in quanto deceduto. Assolti dall’accusa di disastro Camillo Di Paolo, Giuseppe Quaglia, Luigi Furlani, Alessandro Masotti, Bruno Parodi, Mauro Molinari.

La modifica della sentenza emessa dai giudici di prime cure ha prodotto anche un risarcimento danni e provvisionali che sfiorano i 4 milioni di euro. Le indagini della Procura di Pescara sulla mega discarica dei veleni prese il via nel 2007 con la scoperta, da parte del Corpo Forestale dello Stato, di circa 185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose in un’area di 4 ettari nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino.

Per decenni sarebbero state sversate e smaltite, abusivamente, tonnellate di sostanze pericolose, tra cui cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, crieloroetilene, triclorobenzeni e metalli pesanti. Veleni che avrebbero contaminato anche le falde da cui per anni e’ stata prelevata l’acqua distribuita nelle rete idrica dell’intera vallata.

Toccherà ora ai giudici della Suprema Corte scrivere l’ultimo capitolo sul tortuoso procedimento giudiziario riguardante la discarica di Bussi che, secondo la relazione dell’Istituto superiore di sanità, datata 30 gennaio 2014, ha messo a rischio la salute di 700mila abruzzesi.