Teramo, il confidi di Confartigianato diventa Italianfidi

Un bilancio positivo che potrebbe essere la base su cui costruire una nuova banca di credito cooperativo. Si è svolta venerdì scorso l’assemblea annuale della Cooperativa Artigiana di garanzia “Città di Teramo e Provincia” chiamata ad approvare il bilancio consuntivo dell’anno 2015 e la modifica dello Statuto Sociale. All’unanimità, infatti, è stata votata dai soci la decisione di cambiare la denominazione della cooperativa, ormai superata sia perché limitata all’artigianato sia perché limitata alla provincia di Teramo. Così la nuova realtà si chiamerà Italianfidi e consentirà di estendere l’operatività su tutto il territorio nazionale e se possibile anche all’estero.

Durante il suo intervento, oltre a rimarcare la delusione per la politica attuata dal Governo che non aiuterebbe affatto le piccole imprese ma al contrario permetterebbe il dilagare della burocrazia e della corruzione, il presidente Luciano Di Marzio ha ricordato come la realtà economica abruzzese sia essenzialmente formata da microimprese che dovrebbero essere aiutate e sostenute invece che tartassate soltanto. Inoltre per Di Marzio è necessaria un’adeguata preparazione dei giovani, magari anche con un migliore sfruttamento dei maestri artigiani e con un più certosino lavoro di informazione su ciò che significa fare impresa, prima di poterli aiutare finanziariamente con fondi regionali a fondo perduto per aiutarli ad inserirsi sul mercato, ampliando a tre anni il periodo di sospensione del pagamento dei contributi e delle tasse.

Il presidente ha anche evidenziato la crescente difficoltà di accesso al credito delle imprese, strette tra la morsa delle banche a cui non bastano più gli immobili come garanzia e sempre più dipendenti dalla mediazione dei confidi.

E i numeri parlano chiaro: 7 milioni 755 mila euro di patrimonio, oltre 6 milioni di euro di liquidità presso le banche, 2 milioni 486 mila euro di riserve indivisibili e fondo rischi indivisibili, oltre 1 milione 700 mila euro disponibili nelle banche.

Alla luce di ciò”, ha detto Di Marzio, “possiamo prestare garanzie per oltre 35 milioni di euro. Abbiamo ancora disponibile 1 milione 575 mila sul fondo Antiusura e siamo riusciti a svalutare negli anni € 528.823,00 su un totale di € 897.000,00 di crediti in sofferenza”.

Insolvenze che, per la “serietà e onorabilità dei soci” sono contenute intorno all’1% e che “considerato l’attuale momento di crisi è un risultato straordinario”, dovute essenzialmente ai mancati incassi per i lavori eseguiti, aggravati dalla lentezza della giustizia e dal non rispetto delle norme e delle scadenze previste nei contratti da parte degli enti pubblici e privati.