Teramo, i commercianti del Corso chiedono lo stato di calamità “non naturale”

Non si ferma la protesta dei commercianti di Corso San Giorgio che, dopo l’esposto alla Procura di Teramo, hanno inviato una missiva al Governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso, per segnalare lo stato di calamità “non naturale” dovuto all’eccessivo prolungarsi dei tempi per la realizzazione della nuova pavimentazione.

Non vittime umane, ma una situazione di estrema difficoltà creata dalla “burocrazia e l’indolenza di dirigenti e funzionari pubblici”. E viene suggerito un intervento, di concerto con il ministro della Cultura, per “riprendere” la Soprintendenza abruzzese, rea di perpetrare i ritardi, e sbloccare la situazione di stallo che si è creata, che potrebbe portare alla morte economica di tutto il centro della città.

Nella nota, inviata per conoscenza anche al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, al vice presidente del Csm e al ministro dei Beni culturali, i titolari dei negozi del centro ripercorrono le tappe che hanno portato alla realizzazione dei lavori, dai sondaggi del 2015 fatti per prevenire intoppi, all’inizio dei lavori a gennaio scorso, con il crono-programma che parlava di conclusione delle opere a fine estate.

In realtà, pero, a causa dei ripetuti blocchi da parte della Soprintendenza, il corso è oggi ancora un cantiere aperto, con il terzo lotto bloccato da mesi a causa del ritrovamento di alcuni reperti.

Premesso che gli scriventi nulla hanno contro la valorizzazione del patrimonio archeologico della città, che se vi è valore non può che accrescere la valenza culturale collettiva”, scivono i commercianti, “le dinamiche economiche e commerciali non ci permettono di reggere ai tempi biblici di decisione della Soprintendenza”.

La commissione che deve decidere sul da farsi, inoltre, avrebbe dovuto riunirsi già ad inizio settembre ma, ad oggi, non c’è ancora nessuna notizia in proposito. E la difficile situazione delle attività commerciali, penalizzate dal quasi totale oscuramento delle vetrine a causa delle recinzioni e dall’annullamento del passaggio pedonale, hanno contribuito a dimezzare sostanzialmente il fatturato dei negozi centrali e a ridurre in maniera considerevole anche quelli dell’area urbana.

E’ come se si fosse bloccata l’aorta privando l’alimentazione sanguigna necessaria a tutti gli organi”, dicono i commercianti evidenziando come la situazione sia diventata nei mesi molto pesante tanto da mettere a rischio il fallimento e la bancarotta visti i mancati introiti, oltre naturalmente alle difficoltà dovute alla possibile perdita di lavoro per molti dipendenti.