Teramo, zona franca urbana. I costruttori: “Una presa in giro”

“Una presa in giro per le nostre imprese. Il decreto così com’è stato impostato permetterà solo in pochissimi casi di beneficiare delle agevolazioni. Le domande potranno essere presentate dal 23 ottobre ma quelle delle imprese Teramane si conteranno sulle dita di una mano”.

Questo il commento senza troppi giri di parole del Presidente del Collegio Costruttori Aniem Teramo, Fiorenzo Polisini. “Abbiamo seguito attentamente sin dall’inizio questa vicenda, già a maggio, dopo la pubblicazione del Decreto Legge n. 50 che istituiva la zona franca per i territori colpiti dal sisma riscontrammo una serie di criticità che penalizzavano le imprese del territorio e prontamente inviammo un documento con una serie di proposte ai parlamentari abruzzesi nella speranza che, nelle more della conversione in legge, potessero essere trovate soluzioni migliorative”.

“Purtroppo – prosegue – un emendamento correttivo è arrivato ma è risultato appunto solo una presa in giro. Da un’analisi interna, su un campione di 100 aziende associate solo 2-3 potranno godere delle esenzioni fiscali e degli sgravi contributivi previsti. Il periodo temporale nel quale dimostrare di aver avuto una riduzione del fatturato di almeno il 25%, condizione necessaria per poter accedere alle agevolazioni, è totalmente inappropriato, per la quasi totalità delle aziende gli effetti negativi, dovuti ai vari eventi sismici, non sono misurabili immediatamente e quindi dimostrare la riduzione del fatturato dal 1 settembre 2016 al 31 dicembre 2016 rispetto al corrispondente periodo 2015 è troppo penalizzante. Inoltre non si comprende una disparità di trattamento tra comuni e quindi aziende distanti pochissimi km l’uno dall’altro, infatti per quelli inseriti nel cratere in un secondo momento come Isola del Gran Sasso o Colledara ad esempio la riduzione del fatturato va calcolata non sul 2016 rispetto al corrispondente periodo 2015 ma dal 1 febbraio 2017 al 31 maggio 2017 rispetto al corrispondente periodo 2016, se fosse questo il parametro per tutti, molte più imprese avrebbero diritto di accesso ai benefici”.

E conclude: “Come se non bastasse le imprese “storiche” si troveranno in una condizione di oggettivo svantaggio nei confronti delle nuove attività che usufruiranno invece dei benefici previsti consentendo loro di praticare prezzi che, non dovendo tener conto di costi rilevanti perché esentati, saranno molto al di sotto dei prezzi di mercato. Pertanto riteniamo assolutamente necessario intervenire per evitare che misure tendenti a favorire la rinascita imprenditoriale contribuiscano, in modo assolutamente paradossale, a distruggere l’imprenditoria che al terremoto ha resistito con le proprie forze, rischiando di alimentare un fenomeno come quello di chiudere l’attività esistente e riaprire con un’altra ragione sociale”.