Alba Adriatica, la Soprintendenza blocca la variante della pista ciclabile: ecco perché FOTO VIDEO

Alba Adriatica. La Soprintendenza archeologica e delle belle arti blocca la perizia di variante sulla discussa pista ciclabile lungo il torrente Vibrata.

 

Dietro alla calma apparente che connotava, nelle ultime settimane, il destino del primo lotto del percorso naturalistico nel cuore della Val Vibrata (da Alba Adriatica a Corropoli), c’è una ragione ben precisa. Che al momento ha stoppato qualsiasi approvazione dell’attesa perizia di variante: tassello necessario per far ripartire il cantiere, oramai fermo da mesi. La lettera trasmessa, nelle scorse settimane, all’Unione dei Comuni (ente che gestisce l’opera pubblica) è abbastanza chiara: l’iter relativo alla variante resterà sospeso fino a quando non sarà perfezionata la stesura del documento di valutazione archeologica preventiva. Richiesta che la struttura tecnica dell’Unione aveva chiesto all’inizio di settembre. Una sorta di reiterazione dopo analoga richiesta di nulla-osta avanzato lo scorso aprile. Ma la risposta non è mutata.

 

Adempimento necessario perché gli ulteriori lavori prevedono scavi in una zona, ovviamente, sottoposta a dei vincoli di tale natura. In pratica si tratta di un nuovo ostacolo che rallenta il completamento dell’opera pubblica e che ripropone tutta una serie di criticità che il percorso ha incontrato strada facendo. E mentre la situazione resta di stallo, almeno nel primo tratto, quello più a ridosso della statale 16 dove era stato realizzato un tappetino di asfalto (che presenza già delle crepe) e la staccionata, il tracciato è già invaso dalle erbacce. “ Il blocco ordinato dalla Soprintendenza”, chiosa Domenico Di Matteo, presidente del comitato civico Val Vibrata e Monti della Laga e consigliere dell’Unione, “ rappresenta l’ennesimo capitolo di una storia paradossale.

 

Di un’opera nata male e proseguita peggio. Qualcuno, in tono trionfalistico, e parlo di amministratori, tempo fa parlava di un’opera prossima alla conclusione, invece quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti. Poteva essere” prosegue Di Matteo, “un’opera utile per valorizzazione il ciclo-turismo, invece resta di diventare una cattedrale nel deserto. Invece gli amministratori si sono dimostrati poco attenti ad una serie di dettagli. Senza dimenticare i danni causati agli agricoltori e alla zona artigianale dove è stato disegnato il tracciato”.