Caso Cirsu. Cgil e Cisl preoccupati per gli ex lavoratori di CSA: “Le istituzioni ancora assenti”

C’è grande preoccupazione tra le organizzazioni sindacali per la situazione in cui si trovano gli ex dipendenti del CSA, il Consorzio Stabile Ambiente dell’Aquila che ha gestito per quasi due anni l’impianto tecnologico di Grasciano del Cirsu.

Senza strumenti di sostegno al reddito è sempre più cupo il destino degli ex lavoratori. Una storia complessa quella del Cirsu, culminata dapprima con il fallimento del suo braccio operativo, la Sogesa, nel giugno del 2012, e di conseguenza con il fallimento del Consorzio stesso con sentenza a settembre del 2015.

Successivamente, l’impianto, attraverso una gara ad evidenza pubblica, è stato affidato al CSA quando, anche in questo caso attraverso una gara ad evidenza pubblica, è stato ceduto alla società Deco spa.

“Da quel momento l’attività è cessata”, ricordano Cgil e Cisl in una nota, “i 30 lavoratori sono stati di conseguenza licenziati e, quello che sembrava un percorso che in tempi brevi avrebbe consentito la riapertura e il rilancio della struttura produttiva, con la conseguente riassunzione dei lavoratori, si è rivelato in realtà come l’inizio di un “calvario”. I lavoratori in particolare vedono scemare ed in alcuni casi concludersi in questi giorni la NASPI (indennità di disoccupazione), senza possibilità di poter beneficiare di ulteriori forme di sostegno al reddito”.

Le organizzazioni sindacali sottolineano anche un altro aspetto: in questi anni le istituzioni hanno dato la sensazione di essere impotenti di fronte ad una vicenda che le vede coinvolte in prima persona, sia come proprietarie dell’impianto (Comuni del Cirsu), sia come territorio che non è riuscito a preservare un patrimonio fondamentale per la collettività.

Si sta cercando di avviare un tavolo di confronto territoriale sulla vicenda senza però aver riscontrato finora la necessaria attenzione da parte di tutti gli interlocutori coinvolti.

“Ci riserviamo pertanto”, conclude la nota di Cgil e Cisl, “di mettere in campo tutte le iniziative necessarie per dare il giusto risalto ad una vicenda che va oltre il pur fondamentale aspetto occupazionale, rappresentando una pagina opaca che rischia di compromettere un patrimonio che l’intero territorio non può permettersi di disperdere”.