Civitella del Tronto, opportunismo nella ricostruzione: il caso del circolo “il relitto del tempo” FOTO

Civitella del Tronto. Incompetenza e opportunismo nella ricostruzione. Inizia così una nota diffusa dal comitato provinciale Arci Teramo nel raccontare una vicenda che accade a Civitella del Tronto.

 

Nel cuore del centro storico e che riguarda Il circolo “Il Relitto del Tempo”. La straordinaria storia di amore di un giovane architetto che con coraggio decide di recuperare una residenza storica nel centro di Civitella del Tronto, facendone di un bene privato, consapevole del valore storico, affettivo, sociale, un circolo Arci.

L’aggregato in oggetto, è un palazzo nobiliare sito in corrispondenza dell’accesso sud ovest denominato porta di Vena, sul corso principale del centro storico, il quale presenta caratteri di grande pregio architettonico appartenuto al capitano Franchi e, senza certezze documentali al momento, ma solo riferimenti bibliografici a supporto della tesi, alla famiglia dei Procaccini Sarji.

L’abitazione si sviluppa su più livelli e conduce ad un magnifico giardino pensile di oltre 450 mq perimetrato da una imponente parete rocciosa sulla quale si osservano segni di preesistenze archeologiche probabilmente del VI sec. A. C., come relazionato, su incarico privato, dall’archeologa Maria Cristina Mancini dell’Università di Chieti.

Al piano terra, dove si sviluppa il Circolo Arci, un restauro conservativo ha operato un delicato recupero delle strutture salvaguardando ogni caratteristica e tutto quanto era possibile conservare compresi intonaci, pavimenti pitture.

Colpita come tutta la Fortezza dal terremoto del 2016 dopo un lento recupero alla normalità, si è proceduto alla messa in sicurezza del  palazzo.

 

“ Ma qui sta la beffa”, racconta il presidente del circolo provinciale Arci, Giorgio Giannella, “ ha definitivamente compromesso non solo  le attività del circolo, in fondo l’ultimo dei problemi, ma l’intera  struttura modificandone, tramite degli sconcertanti e inspiegabili  lavori di sicurezza, tutte le forze strutturali dell’edificio, intaccando la sicurezza di chiunque transiti nella Rua sottostante ma in particolar modo tutto il lavoro di recupero architettonico.

L’imponenza degli elementi avrebbe incontrato il proprio senso nella funzione di reticolare l’intero paramento e contenerlo. Invece gli elementi sono distanziati dalla muratura e ne incrementano il peso e la componente pro ribaltamento.

L’apposizione di ancoraggi, studiati alla meno peggio sulle imbotti lignee, è stata una grave superficialità sia dal punto di vista della regola d’arte tecnica che con palese noncuranza del pregio artistico e storico delle superfici.

Gravi lesioni si sono generate con le forature delle partiture murarie, dato che, chiaramente non considerando la sottile delicatezza dei manufatti storici, si sono utilizzati martelli a percussione anziché ad esempio carotatrici ad acqua.

Gli interventi inoltre non prevedono la salvaguardia delle reali porzioni danneggiate come aperture, volte, cupole e lanterne che all’attualità presentano grave pericolo di collasso, dovuto alla  fatiscenza ed alle vibrazioni continue a cui in questi giorni la struttura è stata sottoposta.

Ed è proprio qui, che si comprende forse il reale motivo della manovra. Intervenire a prescindere senza aver compreso le dinamiche strutturali del manufatto, valutare le situazioni realmente critiche per la pubblica incolumità.

 

Pubblica incolumità: impossibile non sottolineare come mai, una situazione tanto gravosa tale da richiedere un intervento di tale portata non abbia richiesto la chiusura della strada che si intende tutelare da eventuali crolli.

In un Comune che, a causa degli eventi climatici dello scorso inverno, ha definitivamente perso una intera frazione, Ponzano, costruita su un terreno friabile oggi irrimediabilmente franato con tutte le abitazioni e le famiglie coinvolte, si è costretti a denunciare quanto stia accadendo anche sulla messa in sicurezza di edifici storici.

 

Questo articolo non l’avremmo mai voluto scrivere perché proviamo vergogna nel descrivere quello che siamo e pubblicare: l’immagine della nostra arretratezza culturale e amministrativa. Il Comitato Arci Teramo esprime la piena vicinanza e tutto il sostegno nella causa che il circolo “Il Relitto del Tempo” ha già avviato”.