Teramo, la Asl pensa ad una struttura residenziale per persone affette da autismo

La Asl di Teramo pensa alla realizzazione di una struttura residenziale per persone affette da autismo.

Se n’è parlato questa mattina nel corso di una riunione convocata dal direttore generale della Asl, Roberto Fagnano, insieme ad ANFFAS, Il Cireneo, l’Associazione Autismo Abruzzo Onlus. Presenti per l’azienda sanitaria anche i dottori Valerio Filippo Profeta e Nicola Serroni, rispettivamente Direttori dei Dipartimenti di Assistenza Territoriale e di Salute Mentale.

Fagnano, da sempre sensibile alla problematica delle malattie dello spettro autistico, ha annunciato la volontà della ASL di Teramo di programmare la realizzazione di una struttura residenziale che possa ospitare h24 persone adulte (maggiori di anni 18) affette da questa patologia. I dati statistici ed epidemiologici raccolti a livello aziendale raccontano, infatti, una realtà che vede già assistiti diversi giovani teramani. Purtroppo, però, in mancanza di una struttura del genere in provincia di Teramo, vengono tutti inviati fuori regione, generando dei costi per la ASL che potrebbero invece essere investiti per realizzare un luogo di accoglienza in provincia di Teramo.

Si tratta di una innovazione importante, poiché queste persone avrebbero la possibilità di rimanere nel proprio territorio senza che le famiglie, già particolarmente provate dall’autismo, siano anche costrette a lunghi e onerosi spostamenti per poter incontrare i propri congiunti.

Con la riunione di stamane, Fagnano ha verificato e raccolto le esigenze sia degli operatori del settore che dell’Associazione dei familiari, in modo da poter avviare un iter programmatorio che richiederà, è vero, dei tempi piuttosto lunghi, ma che ha raccolto adesione da parte di tutti gli stakeholders riuniti intorno al tavolo.

“Mi impegnerò per realizzare questa struttura anche dopo il mio trasferimento in Regione, perché credo davvero che questi malati abbiano bisogno di un’assistenza super specialistica e credo anche che, restare vicini alle proprie famiglie, sia un valore aggiunto all’interno di un percorso di cura e riabilitazione”, ha concluso il direttore generale.



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