Teramo, processo acqua Gran Sasso: sit-in degli ambientalisti FOTO VIDEO

Aperto e subito rinviato al 7 ottobre il processo per il presunto inquinamento dell’acqua del Gran Sasso.

Il giudice monocratico Lorenzo Prudenzano si esprimerà quel giorno sulla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dalle associazioni ambientaliste (14, anche il Comune di Teramo). Associazioni che questa mattina hanno rispettato la promessa di sit-in all’esterno del tribunale di Teramo, proprio mentre in aula il processo muoveva i suoi primi passi. La procura di Teramo ha citato direttamente a giudizio dieci persone dopo le indagini svolte dal pool di magistrati (pm Stefani Giovagnoni, Greta Aloisi e Davide Rosati), coordinato dal procuratore Antonio Guerriero.

I dieci imputati sono: il presidente dell’Infn Fernando Ferroni; il direttore dei Laboratori Stefano Ragazzi; il responsabile del servizio ambiente dei Laboratori Raffaele Adinolfi Falcone; il presidente di Strada dei Parchi Lelio Scopa; l’amministratore delegato di Strada dei Parchi Cesare Ramadori; il direttore generale di Strada dei Parchi Igino Lai; il presidente della Ruzzo Reti Antonio Forlini; il responsabile dell’Unità operativa di esercizio della Ruzzo reti Ezio Napolitani; il responsabile del servizio acquedotto della Ruzzo Reti Maurizio Faragalli; il responsabile dell’area tecnica della Ruzzo Reti all’epoca dei fatti, Domenico Giambuzzi. Devono rispondere delle ipotesi di reato di inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose a vario titolo. Inserite anche le società Strada dei Parchi e Ruzzo Reti, citate per illecito amministrativo.

Per la procura, gli imputati “ciascuno tenendo nei rispettivi ambiti di competenza le condotte colpose di seguito specificate, abusivamente cagionavano o non impedivano ed, in ogni caso contribuivano a cagionare o a non impedire un permanente pericolo di inquinamento ambientale e, segnatamente, il pericolo di compromissione o deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee del massiccio del Gran Sasso”.

LE ASSOCIAZIONI “Come Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso divulghiamo informazioni inedite che raccontano, nonostante risalgano ad alcuni anni fa, scenari e fatti estremamente rilevanti ma che non sono state oggetto di comunicazione alla popolazione, ai media e a molti enti, come i comuni. UN LABORATORIO DI FISICA “B” A CAMARDA O TOSSICIA: documenti che si susseguono dal 2007 al 2012 rivelano che i Laboratori di Fisica Nucleare intendevano realizzare un “laboratorio B” scavando un tunnel e una sala nel versante aquilano del Gran Sasso (a Camarda) o in quello teramano, ad Aquilano di Tossicia. Come mai questa proposta? Nero su bianco: per allontanarsi dal Parco Nazionale e mettersi in luoghi senza acqua! Una piena consapevolezza delle enormi problematiche che esistono nel Laboratorio attuale, una vera e propria ammissione che a nostro avviso sarà anche utile nei vari procedimenti e che per questo è stata trasmessa alle due procure. D’altro lato l’inchiesta della procura teramana del 2003 a seguito dell’incidente con Borexino aveva già evidenziato tutti i limiti strutturali e gestionali dei laboratori di fisica.  ESERCITAZIONE DEL 2008 AVEVA RIVELATO TUTTI I LIMITI: la relazione, letteralmente devastante, dei Vigili del Fuoco dell’esercitazione “Gran Sasso 2008”, ottenuta solo pochi giorni fa dopo un lungo accesso agli atti de “Il Martello del Fucino”, che ringraziamo, in cui si evidenziavano gravissime lacune praticamente sull’intera filiera della sicurezza. Purtroppo dobbiamo prendere atto che ancora nel 2019, a distanza di 11 anni, in caso di incidenti e incendi nella galleria non viene assicurata un’adeguata gestione dell’emergenza e i tunnel non sono state messe in sicurezza entro il 30 aprile 2019 secondo quanto prescritto dal D.lgs.264/2006 (cioè 13 anni fa!). Sugli adempimenti previsti da questa legge siamo riusciti proprio in questi giorni, dopo una diffida dell’avvocato Herbert Simone, ad avere l’autorizzazione dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per l’accesso agli atti. Sono passati oltre 10 anni da questi documenti e la situazione di campo è quasi la stessa. Anche sulla trasparenza sono continui gli ostacoli e ci sono ancora tanti documenti che non sono pubblici”.

“Al pari di altre associazioni, il WWF segue questa vicenda fin dall’inizio – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia – Fummo i primi a segnalare il problema della sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso rispetto agli esperimenti dei Laboratori e al transito di autoveicoli nelle gallerie autostradali. Negli anni abbiamo prodotto decine di documenti sul tema, organizzato campagne di mobilitazione e sensibilizzazione. Siamo stati del resto già ammessi nel precedente processo che scaturì dall’incidente dell’agosto del 2002. Siamo quindi molto confidenti che la nostra costituzione possa essere accolta e che la nostra Associazione possa dare il proprio contributo anche in questa fase. Il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso: accertamento della verità come elemento per giungere alla messa in sicurezza definitiva dell’acquifero”.