Tortoreto: affidamento conteso. Ragazzo scrive al giudice: voglio restare con papà. Il caso

Tortoreto. E’ una sorta di incubo, peraltro già sfiorato in due occasioni nel corso degli ultimi giorni. Martedì prossimo, su disposizione del tribunale dei minori de L’Aquila, potrebbe lasciare la casa paterna e essere affidato alla madre.

 

O in alternativa ad una comunità. E’ un destino ricco di contraddizioni, e di episodi paradossali, che chi vive la vicenda non esita a definire di una gravità estrema, quella che accomuna un padre di 53 anni di Tortoreto (originario di Matera) e il figlio di 14, studente, che tra qualche giorno, nel caso nel quale le cose non prenderanno una piega diversa, sarà costretto a cambiare ancora vita. Come era accaduto nel 2016, quando si era separato dalla madre. Lasciare tutto, la scuola, le abitudini e le amicizie che nel frattempo si è costruito a Tortoreto. E nei giorni scorsi ha preso forma al tribunale dei minori un decreto che parla di “sospensione della responsabilità genitoriale” nei confronti del papà del giovane, e l’adolescente alla stregua di un pacco postale potrebbe tornare a vivere con la madre, o peggio in una comunità.

 

” Quello che sta accadendo è di una gravità inaudita”, racconta l’avvocato Romina Cristina D’Agostini, che assiste l’uomo, ” anche perché al momento non si capisce l’urgenza di adottare un provvedimento di questa natura. Non ci sono stati maltrattamenti, o comunque episodi tali da giustificare una situazione di questa natura”.

Il provvedimento del tribunale dei minori, nel frattempo, è stato impugnato con la richiesta di una sospensiva e si è in attesa di un pronunciamento.

Ma l’aspetto, forse più inquietante, che l’avvocato difensore evidenzia, riguarda la procedura seguita fino ad ora, che non sembra essere l’essenza di uno Stato di diritto. Per due volte nel corso dell’ultima settimana, prima che il decreto fosse diffuso e notificato al papà, a casa del 53enne si sono presentati le assistenti sociali, carabinieri e polizia locale per prelevare il bambino. “Ma non c’erano provvedimenti” prosegue l’avvocato, ” ma solo appunti del giudice e la cosa non si è perfezionata. Ritengo che tale situazione sia grave. Mi chiedo, come mai è stata seguita questa procedura? Forse perché il mio assistito ha denunciato i servizi sociali, perché gli incontri tra la madre e i figli (c’è anche una ragazza tornata a vivere nelle Marche con la madre, ndr) non erano protetti, chiedendo una sorta di ricusazione di chi segue il caso”.

Ma un po’ tutta la procedura, da quando è passata dal tribunale dei minori marchigiano a quella abruzzese, a detta dei protagonisti della vicenda, ha prodotto una serie di situazioni quantomeno dubbie.  E sembra di assistere ad una delle tante situazioni legate agli affidamenti, contestati, dei figli che connotano lo Stivale, a tutte le latitudini.

 

La lettera. Il ragazzino nei giorni scorsi, alla luce degli episodi che sono accaduti, ha scritto una lettera al giudice che tratta la vicenda. Una lettera scritta a mano nella quale chiede di essere ascoltato e soprattutto ribadisce di voler rimanere con il papà. Continuare a fare la vita di tutti i giorni. Una vita che, al momento, invece, è ricca di ansie e preoccupazioni. “ Viviamo chiusi in casa”, racconta il papà, “ in ansia perenne quando qualcuno suona alla porta o squilla il cellulare. Dopo quello che abbiamo vissuto negli ultimi giorni”.

 

Tutta la vicenda ora ruota attorno alla richiesta di sospensiva chiesto dal legale del papà al tribunale dei minori, in modo da fermare la revoca della potestà genitoriale.

Per il tribunale dei minori, infatti, il ragazzo deve tornare a vivere con la madre, che “nel frattempo ha assunto una condotta collaborativa con il servizio sociale, acquisendo una maggiore consapevolezza del ruolo genitoriale”. Quello stesso ruolo genitoriale che non più di tre anni fa, era stato riconosciuto al papà (dopo che la madre era stata condannata per abuso di mezzi di correzione) che ora rischia di vedere andare via il figlio.