Fondi dissesto idrogeologico, Colonnella a bocca asciutta: l’occasione persa

Colonnella. Un’occasione persa. E’ questa l’istantanea che scatta il circolo Pd di Colonella alla luce dei fondi destinati ai comuni abruzzesi per la riduzione del dissesto idrogeologico.

 

Nella vicina Controguerra uno stanziamento è stato assicurato (l’unico per la Val Vibrata), ma Colonnella rimarrà a bocca asciutta.

 

 

La Regione Abruzzo ha stanziato sessantasei milioni a cui vanno aggiunti i venticinque stanziati in precedenza, per frane, esondazioni e valanghe. Sono tutti investimenti che servono a mitigare il rischio idrogeologico, consolidare il territorio e anche ridurre il rischio esondazione fluviale e conseguentemente difendere le attività economiche. Gli ultimi fondi assegnati dalla Regione Abruzzo a Colonnella risalgono al 2015 quando furono destinati quattrocentomila euro per la messa in sicurezza del versante nord-ovest della collina. Si trattava di risorse rese disponibili dal governo italiano e dalla Comunità Europea (fondi Por Fesr 2014-2020).

 

La ragione sarebbe da ricercare “nell’insipienza degli amministratori del Comune di Colonnella”, si legge, che non avrebbero perorato la causa.

 

“Sul fragile territorio comunale”, scrivono i Dem, “oltre ai problemi delle frane nel versante nord, nelle zone di Valle Cupa e di San Giovanni, a ridosso del fiume Tronto ci sono aree esposte a forte rischio esondazione sulle quali le opere di manutenzione e prevenzione sono insufficienti, così come le opere di pulizia dei fossi. In passato si è verificata la necessità di procedere allo sgombero di alcune famiglie dalle rispettive abitazioni, non vorremmo che la storia si dovesse ripetere. Il nostro paese, come tanti altri, ha grossi problemi di dissesto idrogeologico, su questo tema ci siamo espressi più volte ma gli amministratori fanno orecchie da mercante.

 

Non è sufficiente sperare in precipitazioni moderate o monitorare il rischio idraulico, occorre prevedere, prevenire e la mitigare gli effetti, relazionarsi con gli enti, incalzarli e soprattutto fare il rendiconto ai cittadini di come e se si opera. La difesa del suolo è importante per territori delicati come il nostro, troppo spesso è un argomento dimenticato fino a quando poi non c’è da risarcire i danni, sperando sempre che questi siano solo alle cose e non alle persone. Purtroppo non si evidenziano attività di programmazione, prevenzione e attuazione d’interventi di consolidamento e risanamento idrogeologico. Non c’è un piano e non c’è una strategia, forse secondo gli amministratori non ne abbiamo bisogno. Il problema è sempre lo stesso, se si è impegnati in altri interessi, non ci si può preoccupare più di tanto del territorio e degli interessi dei cittadini”.