Acqua Gran Sasso: Teramo, Isola del Gran Sasso e Provincia parte civile

Il Comune di Teramo, il Comune di Isola del Gran Sasso e la Provincia di Teramo chiederanno domani al gup Marco Procaccini di costituirsi parte civile nell’eventuale processo sul presunto pericolo di contaminazione della falda acquifera del Gran Sasso.

Ad annunciarlo questa mattina il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, ed il primo cittadino di Isola del Gran Sasso Roberto Di Marco, accompagnato dall’assessore Amelide Francia. Assente per cause di forza maggiore il presidente della Provincia di Teramo, Diego Di Bonaventura, alle prese con un malanno stagionale.

“E’ un’azione congiunta, a tutela dell’immagine e a tutela del bene più prezioso – ha sottolineato D’Alberto – Se è una decisione che influirà nei rapporti con la Ruzzo Reti? No, non è un’azione contro le persone o contro gli Enti, ma per il bene della collettività. Anzi, mi auguro che il processo eventuale possa fugare ogni dubbio e che comunque venga accertata la verità”.

A rischiare il processo domani nel corso dell’udienza preliminare che si terrà (salvo rinvii) al tribunale di Teramo: Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto di fisica nucleare; Stefano Ragazzi, direttore dei laboratori dell’Istituto di fisica nucleare; Raffaele Adinolfi Falcone, responsabile del servizio ambiente dei laboratori dall’ottobre del 2005; Lelio Scopa, presidente del consiglio di amministrazione della Strada dei Parchi; Cesare Ramadori, amministratore delegato di Strada dei Parchi dal 30 maggio del 2011; Igino Lai, direttore generale di esercizio di Strada dei Parchi; Antonio Forlini, oggi ex presidente di Ruzzo Reti e attuale consigliere del Cda; Domenico Giambuzzi, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica della Ruzzo Reti (comparso dopo avviso conclusione delle indagini); Ezio Napolitani, responsabile dell’unità operativa di esercizio della Ruzzo Reti; Maurizio Faragalli, responsabile del Servizio acquedotto della Ruzzo Reti dal 17 gennaio 2014.

“La capostazione deve essere sicura al cento per cento – ha ribadito invece il sindaco Di Marco, portavoce di un comune molto colpito dalla presunta mancanza di sicurezza della falda – Le interferenze vanno eliminate definitivamente. Oggi i miei concittadini mi chiedono se possono bere l’acqua del rubinetto, mentre in altri tempi ad Isola venivano con le taniche cittadini di altri comuni per portarsela a casa. Questo per me è inaccettabile e non più tollerabile. Va trovata una soluzione, non mi interessa trovare un colpevole, voglio sicurezza. E’ un problema di tutti, avere il dubbio se si può bere o meno una delle acque migliori in Italia arreca danni a tutti i livelli”.

Settimane fa il procuratore Antonio Guerriero, a chiusura dell’inchiesta, aveva chiesto alla politica di “muoversi” a tutela dell’acqua del Gran Sasso.