Commissariato polizia resta ad Atri, Grande Roseto: ‘sconfitta per la città a firma PD’

Roseto. Il Commissariato di Polizia resta ad Atri e non viene ‘transferito’ nella città adriatica: Grande Roseto punta il dito contro il PD rosetano, accusandolo di essere protagonista di una “vergognosa sconfitta”.

“Dopo la notizia – commenta in una nota Grande Roseto – che abbiamo letto sui quotidiani di oggi, in cui c’è stata purtroppo l’ufficializzazione del mancato trasferimento del presidio del commissariato a Roseto da parte del Ministero dell’Interno, risulta evidente che la decisione presa dal consigliere Marcone insieme al consigliere Pavone di astenersi sulla votazione della delibera portata in Consiglio dalla maggioranza, è stata lungimirante ed esatta: bastava leggere le carte per accorgersi che tecnicamente la proposta non si reggeva in piedi, sia per la inidoneità della struttura proposta che per la soluzione definitiva presentata”.

“Il voto di astensione – aggiungono – è stato semplicemente una valutazione tecnica e non di opportunità politica su cui l’associazione Politico-Culturale Grande Roseto, della quale il consigliere Marcone rappresenta le istanze in Consiglio Comunale, era totalmente d’accordo. Possiamo dire oggi che il maldestro tentativo della maggioranza e di parte della Opposizione, che ha votato a favore della proposta non curandosi fino in fondo delle inidoneità tecniche della proposta, con il solo intento di metterci all’angolo e soffiare sulla presunta nostra ‘Anti-Rosetanita”, purtroppo non è andato a buon fine”.

“Con la perdita del Commissariato di Polizia, la maggioranza e il Sindaco Di Girolamo – precisa – hanno fatto l’ennesima brutta figura, evidenziando sia la loro completa incapacità amministrativa, ormai conclamata ed evidente quotidianamente nell’azione di governo, che la faziosità ottusa contro chi fa davvero Opposizione nell’interesse dei cittadini, senza calcoli e tatticismi”.

“Dopo questa sconfitta, le dimissioni del Sindaco Di Girolamo e della maggioranza, che definì i due consiglieri (Marcone e Pavone) come dissociati che non amavano Roseto, descritti quindi come i ‘cattivi di turno’, è la minima cosa per chiedere scusa alla città tutta”, conclude Grande Roseto.