Teramo, ancora guerra tra Comune e Teramo Ambiente: “Ai cittadini rimborsi per Iva su Tia non dovuta”

Destano non poche perplessità secondo una nota dell’amministrazione comunale le affermazioni dall’Amministratore delegato della Teramo Ambiente S.p.a, Pietro Pelagatti, in merito al recupero dell’IVA sulla TIA applicata dalla stessa TeAm negli anni 2007-2009, la quale secondo la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, non va applicata ai tributi tra cui rientra proprio la “TIA 1”. 

“Non vi è alcun dubbio, infatti, che la titolarità del credito da esigere risieda in capo alla stessa TeAm la quale ha fatturato a cittadini e imprese teramani la “TIA 1” aumentata dell’IVA, versando quest’ultima all’erario. Non può quindi che essere legittimata solo la TeAm a richiedere all’erario l’IVA versata e non dovuta – si sottolinea – Altra questione che desta stupore nei termini rappresentati, riguarda la “confusione” che viene fatta a proposito del rapporto giuridico tra il cittadino teramano e la TeAm e quello che intercorre tra la TeAm e l’erario; il primo è un rapporto di natura privatistica, il secondo è un rapporto di natura tributaria. Da ciò consegue che le controversie tra cittadino e società di raccolta dei rifiuti  sono devolvibili al giudice ordinario, mentre le controversie tra TeAm ed erario/Agenzia delle entrate sono devolvibili esclusivamente  al giudice tributario. E al giudice tributario va impugnato il “diniego tacito” dell’Agenzia delle entrate ai sensi dell’art.19 del D.Lgs. 546/1992″.

Insomma per l’amministrazione, “non meritano ulteriori precisazioni alcune altre considerazioni che paiono non portare elementi validi, se non addirittura sembrare errate, rispetto alla questione posta in essere. La sostanza è questa: i cittadini teramani devono ottenere il ristoro dell’IVA applicata sulla TIA all’epoca dalla TeAm e risultata non dovuta pari ad un importo complessivo di circa 2,5 milioni di euro per ottenere i quali non sono scaduti i termini di prescrizione. A nulla valgono i tentativi di sminuirne la portata rappresentando che tale cifra si tradurrebbe in pochi euro per i cittadini; si tratta comunque di importi che gli utenti hanno pagato, che non erano dovuti e che sarebbero comunque un ristoro per le famiglie e le imprese. A titolo informativo si aggiunge che grandi società come ETRA S.p.A. di Bassano del G. e VERITAS di Venezia si sono già mosse ed hanno avanzato ricorso contro l’Agenzia delle entrate per la medesima questione”.