Abruzzo tra dati enterococchi e rottura fognature: perché sono balneabili tratti di mare definiti ‘scarsi’?

Pescara. “La Regione Abruzzo a marzo usò quello che ci appare come un vero e proprio escamotage per aprire alcuni tratti di mare abruzzese, compreso via Balilla a Pescara, alla balneazione, nonostante la classificazione nella categoria ‘scarsa’ di questi tratti secondo la Direttiva comunitaria 2006/7/CE . Nello scandalo delle acque di balneazione in Abruzzo bisognerebbe parlare, come già facemmo ad aprile di quest’anno, della decisione della Giunta Regionale di aprire alla balneazione diversi tratti di mare che in contemporanea, nella stessa delibera, classificava nella categoria ‘scarsa’ secondo i criteri fissati dalla Direttiva comunitaria 7/2006/CE sul settore delle acque di balneazione”

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Sono i dubbi del Forum dell’Acqua abruzzese, ricordando che “la direttiva comunitaria che regola la materia chiarisce che dovrebbe scattare il divieto di balneazione per le acque classificate di qualità ‘scarsa’, soprattutto se tale classificazione deriva da plurimi dati negativi e non da situazioni episodiche. Riportiamo testualmente un estratto dell’articolo 5 della Direttiva. Invece la Giunta regionale nella delibera di marzo 2015 scrive testualmente che tale classificazione non è legata a situazione di inquinamento conclamato”. Stiamo parlando dei tratti a nord e sud di fiumi come, ad esempio, il Vibrata, il Salinello, il Saline, il Fosso S. Lorenzo a Francavilla al mare e via Balilla a Pescara (si veda l’allegato B1  AllegatiDGR157_04032015_stagionebalneare2015 )”.

“Forse per la Giunta regionale gli enterococchi dovrebbero uscire dall’acqua e assalire a bastonate i turisti sulle spiagge per avere una per avere un inquinamento ‘conclamato’? Ora, basta leggere i giornali degli ultimi dieci anni, con dichiarazioni di sindaci, amministratori, tecnici, funzionari nonché documenti ufficiali della Regione Abruzzo (come il Piano di Tutela delle Acque) per scoprire che la situazione di grave compromissione della qualità ambientale è nota a tutti ed è conclamata, tanto che addirittura oggi leggiamo sui giornali dichiarazioni di eminenti funzionari e amministratori che dicono che tale condizione critica è nota da anni! Come era facilmente prevedibile, i dati dei primi mesi di monitoraggio evidenziano che ben 8 di questi 15 tratti (più del 50%) hanno avuto almeno un caso di superamento dei limiti di legge nel 2015! A mero titolo di esempio, riportiamo l’andamento dei dati del 2014 a Via Balilla, grafico tratto dall’apposito sito del Ministero della Salute. Consigliamo di fare lo stesso per i tratti a nord e a sud del Vibrata e per Fosso San Lorenzo a Francavilla. Situazioni dove vi è un vero e proprio accanimento analitico con esami ripetuti fino a quando escono positivi pur di riaprire alla balneazione. Tra l’altro, ammesso e non concesso che la situazione d’inquinamento sia legata a situazioni di fluttuazione dei dati, come sostenuto dalla Regione, la normativa prevede che per riaprire alla balneazione un tratto di mare classificato di qualità “scarsa” debbano essere prese tutte le contromisure per evitare il ripetersi di tali ‘fluttuazioni’ in senso negativo. Qui arriviamo al surreale, visto che a Pescara si è pure rotta la conduttura fognaria, aggravando una situazione già critica, senza che sia seguito alcun provvedimento adeguato per la tutela della salute pubblica”, spiega il Forum.image3

“La questione della balneazione è una questione di carattere sanitario e, a parte le situazioni eccezionali – come la rottura di una fogna – che vanno gestite anch’esse secondo quanto prevede la normativa (avvisando in tempo i cittadini ecc.), dovrebbe essere affrontata come prevede la Direttiva Comunitaria e, cioè, guardando non al singolo dato ma alla storia dei valori analitici relativi a quel sito. Se in un sito vi sono ripetute analisi superiori ai limiti di legge (a mero titolo di esempio, via Balilla a Pescara, 13 su 20, Fosso San Lorenzo a Francavilla 4 su 13, 200 m a nord della foce del Vibrata 4 su 13), un unico dato positivo è praticamente privo di senso ai fini della tutela della salute. Questa rincorsa al singolo dato che vediamo ogni anno è del tutto inutile, perché bisogna guardare – concludono – non il singolo fotogramma ma l’intero film, che, in Abruzzo, per diversi tratti di costa, è di qualità scarsa”.