Abruzzo, modificata la legge sulle case popolari: ecco le novità VIDEO

E’ stata approvata a maggioranza la legge di iniziativa della giunta regionale che modifica le norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione dei relativi canoni di locazione.

 

La legge si compone di sei articoli e non comporta impegni di spese per il bilancio regionale. Tra le novità il nuovo progetto di legge amplia la categoria dei reati previsti dalla legge regionale 96/1996 che nella sua formulazione attuale, richiede che l’intestatario della domanda di assegnazione e/o uno dei componenti del suo nucleo familiare non debba avere riportato condanne penali passate in giudicato per una serie di reati.

 

La nuova legge, amplia la categoria dei reati, ricomprendendo tra le condanne definitive anche i reati di vilipendio di cui agli artt. 290 e ss. c.p. (vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate, vilipendio alla nazione italiana, vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato), tutti i reati contro la PA (dal peculato alla corruzione, passando per concussione e violenza o minaccia a pubblico ufficiale), contro l’amministrazione della giustizia (es. reati di favoreggiamento e falsa testimonianza), contro l’ordine pubblico, contro il patrimonio, fino ad arrivare ai delitti contro la persona (maltrattamenti in famiglia, lesioni, omicidio, ecc.).

 

La proposta di legge introduce inoltre una disposizione di favore nei confronti dei coniugi separati o divorziati, i quali, seppur titolari di case di proprietà, non possono usufruirne in quanto assegnate dalla legge all’altro coniuge, il che determina spesso una situazione di forte difficoltà economica e abitativa. In questi casi, si prevede che la casa assegnata al coniuge separato o all’ex-coniuge non sia considerata ai fini del requisito di cui alla lettera d), ossia quello relativo alla non titolarità di diritti di proprietà o altri diritti reali di godimento. Il progetto di legge intende, tra l’altro, rendere più precisa la disciplina delle dichiarazioni in merito all’attestazione della proprietà, garantendo maggiore equità e certezze nei controlli dei requisiti. In particolare, per quanto riguarda i cittadini stranieri non sarà più consentita un’autocertificazione su eventuali proprietà all’estero, bensì occorrerà presentare una certificazione, rilasciata secondo i criteri previsti ai sensi dall’art. 2 del D.P.R. n. 394/1999.

 

Lorenzo Sospiri. “Una legge rigorosa, ferma e soprattutto equa che, da questo momento, rafforzerà il diritto all’alloggio popolare solo per chi ne ha diritto e lavora onestamente, togliendo le case a chi le occupa abusivamente, o le usa per fini illeciti, o a chi si macchia di delitti orrendi come le violenze domestiche, e a chi offende i simboli del nostro Stato.

È quella approvata oggi dal Consiglio regionale, frutto del lavoro serrato della nostra maggioranza che ha migliorato la legge, sempre del centrodestra, del 1996. Ora dalle parole passiamo ai fatti: ai sindaci abbiamo dato gli strumenti più adeguati per riportare ordine e rispetto della legge nei nostri quartieri più popolari”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri commentando l’approvazione della legge sugli alloggi popolari.

“Nel documento normativo – ha sottolineato il Presidente Sospiri – ci sono alcuni elementi cardine innovativi e attesi da tempo: partiamo da un assunto, ovvero tutti hanno diritto alla casa popolare, cittadini italiani e stranieri che, allo stesso modo, dovranno dimostrare di non essere titolari di altri immobili, in Italia o all’estero, e tutti dovranno certificare il proprio reddito fiscale. Una previsione che non determinerà alcuna penalizzazione nei confronti dei cittadini stranieri regolari i quali, attraverso le proprie ambasciate e consolati, potranno tranquillamente produrre i documenti necessari, esattamente come previsto per accedere al reddito di cittadinanza.

Fuori dagli alloggi popolari chi delinque, oggi più di prima, e infatti abbiamo inserito nuovi reati che fanno decadere il diritto alla casa, ovvero il vilipendio nei confronti della Repubblica, delle Forze Armate, della nazione, danneggiamento della bandiera italiana, dunque tutti reati che producono offesa nei confronti dei simboli del nostro Stato. Perderanno il diritto all’alloggio chi viene sorpreso in flagranza di reato nello spaccio di droga o prostituzione, ma anche chi si macchia di un delitto orrendo come la violenza domestica, un adeguamento della legge a quella che è oggi un’emergenza come il femminicidio. Abbiamo però aperto una nuova finestra nei confronti dei coniugi divorziati: oggi, seppure la moglie fosse titolare di una casa popolare, anche il marito che si separa ed è costretto a trovare una nuova sistemazione abitativa avrà diritto di fare domanda di casa popolare, una mano tesa a singoli soggetti che si ritrovano in una condizione di disagio oggettivo e innegabile. Non basta: da questo momento, chi occupa abusivamente un alloggio popolare non avrà diritto di allaccio alla rete dell’acqua potabile né agli altri servizi, come luce e gas.

 

Questa condizione renderà di fatto inagibile l’alloggio e dunque farà venir meno i requisiti di salubrità, igiene e sicurezza, ovvero la casa diverrà invivibile, un’arma in più nelle mani dei sindaci per accelerare le procedure di sfratto e per ottenere i relativi provvedimenti di sgombero da parte delle Procure. Infine abbiamo reso più agevole e veloce la comunicazione tra le Ater, che gestiscono il patrimonio immobiliare popolare, e le amministrazioni comunali: almeno ogni due anni le Ater dovranno infatti pubblicare l’elenco degli alloggi eventualmente occupati abusivamente, consentendo ai sindaci di attivarsi con gli strumenti amministrativi più opportuni per liberare quelle case e assegnarle a chi ne ha veramente diritto. Sono chiaramente soddisfatto dell’approvazione di una norma che rappresenta un’altra promessa mantenuta nei confronti del territorio”.

Lega. Rientrerà da oggi, tra le motivazioni di esclusione, l’estensione, anche per l’estero, della non titolarità di ulteriori proprietà, comproprietà e usufrutto sugli alloggi. È stato inoltre fortemente voluto dalla Lega l’inserimento, come requisito per l’assegnazione della casa popolare, il non aver riportato una condanna definitiva per delitti non colposi per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore a 2 anni. Così come verrà prevista l’esclusione  dall’assegnazione anche per coloro che abbiano riportato una condanna definitiva per i reati contro la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico, contro il patrimonio ed i delitti contro la persona.
Grazie agli emendamenti presentati dai consiglieri leghisti Vincenzo D’Incecco e Manuele Marcovecchio la nuova legge rende più precisa la disciplina delle dichiarazioni in merito all’attestazione della proprietà, garantendo così maggiore equità e certezze nei controlli dei requisiti.
Per quanto riguarda in particolar modo i cittadini stranieri, non basterà più un’autocertificazione su eventuali proprietà all’estero ma occorrerà  presentare una certificazione rilasciata secondo i criteri del regolamento di attuazione del testo unico in materia di immigrazione”. “Fra le altre sostanziali modifiche alla legge vi è l’assegnazione di un punto per ogni anno di residenza a partire dal decimo anno di residenza nei comuni della Regione Abruzzo e fino  ad un massimo di sei punti”.
“Una legge- dichiarano i consiglieri regionali della Lega- che va incontro ai cittadini onesti, garantendo un maggior controllo nell’assegnazione degli alloggi e che assicurerà un equo trattamento ai suoi beneficiari. Per la Lega e per questo centrodestra vengono sempre e comunque prima gli abruzzesi!”

 

Sandro Mariani. Abbiamo denunciato per 8 mesi il completo disinteresse per l’Abruzzo da parte del Presidente Marsilio, il più delle volte non presente fisicamente in aula e sempre assente dal dibattito. Oggi, dopo l’ennesima accesa protesta da parte delle opposizioni, Marsilio era a mensa mentre noi Consiglieri discutevamo, abbiamo finalmente avuto l’onore di ascoltare il Presidente in Consiglio sulla proposta di legge regionale che dovrebbe regolare l’accesso all’edilizia pubblica in Abruzzo.

Un intervento, il suo, scomposto e con toni propri della peggiore propaganda elettorale. Marsilio, incapace di giustificare le discriminazioni inserite nel provvedimento da lui proposto, evidenziate dai Consiglieri d’opposizione, ha sferrato attacchi senza senso al Governo nazionale non rispondendo nel merito alle questioni sollevate. D’altra parte non potevamo aspettarci altro da un Governatore che non conosce il nostro territorio ed è ostaggio di un gruppo consiliare con all’occhiello le scintillanti spade di Alberto da Giussano.

 

Oggi in aula ho voluto ricordare che Bossi aveva scelto questo simbolo credendo fosse il comandante delle truppe della lega lombarda nel 1176 contro Federico Barbarossa di Svezia, il nord contro l’impero del sud, salvo poi scoprire che Alberto da Giussano non è mai esistito e che il vero comandante si chiamava Guido da Landriano. Per non lasciare gli occhielli sguarniti, insieme ai Consiglieri del PD, abbiamo donato ai colleghi della Lega un Guerriero di Capestrano in versione tricolore, sperando riesca nell’impresa di ricordare a tutti che in Consiglio regionale al centro devono esserci le esigenze dell’Abruzzo e degli abruzzesi

 

 

 

Marco Marsilio. La Legge regionale punta anche sull’onestà come requisito. Si propone, infatti, un inasprimento delle cause di esclusione e di decadenza dal beneficio per chi si macchia di reati di vario genere, tra cui quelli contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico, il patrimonio e la persona. L’attuale limite di condanna, superiore a 5 anni di reclusione per l’assegnazione della casa popolare, viene abbassato a 2 anni. Tolleranza zero anche per chi si rende responsabile di allacci abusivi alle utenze domestiche.

 

Un altro elemento introdotto dalla nuova legge introduce il principio per cui chiunque non rispetti la Nazione, le sue istituzioni e i suoi emblemi, non ha diritto all’alloggio popolare; quindi viene escluso o decade chi si macchia del reato di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate.

Molti gli aspetti di carattere sociale introdotti, tra questi la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio per gli autori di delitti di violenza domestica, mantenendo però il diritto di abitazione per i conviventi. E proprio l’attenzione versi i più giovani il provvedimento garantisce la loro formazione culturale, inserendo tra le cause di decadenza dal beneficio coloro che abbiano riportato denunce per inosservanza dell’obbligo scolastico per i figli minori.

 

Un nuovo aspetto della Legge garantisce i coniugi separati: l’iscrizione ai bandi viene aperta anche ai coniugi separati o divorziati, i quali, seppur nominalmente titolari di case di proprietà, non possono usufruirne in quanto assegnate dalla legge all’altro coniuge e si trovano pertanto in forte difficoltà economica e abitativa.

“La legge che ho voluto portare avanti sin dall’inizio di questa consiliatura oggi è diventata realtà – ha commentato il presidente Marsilio – Un provvedimento legislativo che diventerà sicuramente traccia per le altre regioni d’Italia; con questo passaggio garantiamo più equità e più giustizia nell’assegnazione degli alloggi popolari e si riuscirà a far diminuire, fino all’azzeramento, gli aspetti delinquenziali che affliggono molti quartieri delle città abruzzesi”.

 

M5S. “Dalla legge per le case popolari presentata dal Presidente Marsilio mi sarei aspettato una risoluzione dei problemi, invece mi sono trovato tra le mani una legge vuota che non c’entra nessun obiettivo. Se il territorio da anni ci chiede di allontanare abusivi, spacciatori, usurai ed estorsori dai quartieri popolari, non si può presentare una legge che non fa nulla di tutto questo.

Qui bisogna intervenire e levare la possibilità di usare le case popolari come centro della criminalità e lasciar spazio a cittadini onesti che non usano l’abitazione per commettere atti criminosi” E’ questa la sintesi del consigliere regionale Domenico Pettinari che a sostegno della sua tesi porta l’esempio del comma 3 all’articolo n 7 della stessa legge Marsilio che secondo quanto sostenuto da Pettinari “rifacendosi ad una norma nazionale, prevede per i reati di violenza domestica l’allontanamento dalle case di edilizia residenziale pubblica già dopo il primo grado di giudizio”.

“Se una norma nazionale apre la strada ad un arricchimento della legge regionale forse il presidente avrebbe dovuto guardare nella mia stessa direzione e trovare il modo di andare al colpire il 99% dei delinquenti che attualmente vivono nelle case popolari che con la sua legge non usciranno mai dalle case popolari ma rimarranno dentro indisturbati a delinquere . Inoltre la legge è vuota perché non potrà mai essere applicata perché non mette in condizione i sindaci di poter attivare le procedure per lo sfratto in quanto non a conoscenza di chi commette reati all’interno delle case popolari. Bisognerebbe, secondo me, attuare un protocollo di intesa tra Prefettura, Questura e Comune che riesca a mettere in comunicazione il Sindaco con gli altri organi preposti al controllo”. Conclude.