Acqua Gran Sasso, ambientalisti parlano in Commissione della Camera

“Sul Gran Sasso si è finalmente rotto un muro, quello del silenzio sulla reale situazione di laboratori e delle gallerie autostradali, a partire da tre questioni, il rischio sismico, il potenziale impatto sull’acqua di 700.000 cittadini della presenza di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose irregolarmente stoccate per due esperimenti e il mancato adeguamento delle gallerie previsto dal D.lgs.264/2006 entro il 30 aprile 2019″. Così la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso oggi in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati per l’audizione sulla questione della messa in sicurezza del sistema Gran Sasso.

Quattro attiviste, Carla Borreca, Franca Morrone, Laura Di Pietro e Maria Fioravanti, dal teramano e dall’aquilano, hanno rappresentato il movimento che da anni si batte per la sicurezza dell’acqua e la salvaguardia del patrimonio ambientale del massiccio con manifestazioni e denunce.

Alla Camera, oltre l’audizione, è stato depositato un documento con un lungo elenco di criticità a cui sono stati allegati i plurimi esposti e le osservazioni inviate nelle ultime settimane per il Piano di Emergenza Esterno.

“Grazie al lavoro costante dei cittadini, dei movimenti e delle associazioni e di qualche funzionario con la schiena dritta, nonché dei NOE, dei periti della Procura e dei PM di Teramo, si è rotto quel silenzio attorno alla questione della sicurezza dei laboratori e delle gallerie autostradali dopo decenni di omissioni, inadempienze ed irregolarità che ormai sono state acclarate e che un procedimento penale valuterà se sono anche reati o meno – dicono – Rimangono però alcuni soggetti istituzionali, pensiamo ad esempio al CTR regionale, che ancora oggi paiono non rendersi ben conto dei dati oggettivi che sono venuti fuori e si rifugiano in considerazioni assolutamente infondate circa la sicurezza del sistema, costringendo addirittura la Prefettura di L’Aquila e l’ARTA a colmare lacune inaccettabili. Con il secondo Commissariamento, dopo l’epoca buia di quello di Balducci, c’è però il rischio di tornare indietro su partecipazione e circolazione delle informazioni.  Trasparenza e partecipazione dovrebbero essere le parole d’ordine per la corretta gestione dell’acqua, come sancito dalla Direttiva 60/2000/CE “Acque”.

Anche tre rappresentanti dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia – GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, sono stati ascoltati dalla Commissione Ambiente della Camera nell’ambito delle audizioni sul Decreto Sbloccacantieri.“L’Osservatorio che ha lasciato ai parlamentari una scheda che riassume la situazione dell’acquifero del Gran Sasso, ha ribadito il proprio giudizio negativo sull’emendamento governativo finalizzato alla nomina del commissario: nessuna concreta forma di partecipazione; fondi insufficienti (120 milioni di euro in tre anni) rispetto alle richieste contenute nella delibera della Giunta regionale n. 33/2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” (172 milioni di euro); nessuna chiarezza circa gli interventi che si intendono fare: si riparte dal lavoro svolto dal Comitato istituito dalla Regione e che ha portato alla richiamata delibera n. 33/2019 con la definizione delle attività urgenti e indifferibili per la messa in sicurezza delle gallerie autostradali e dei laboratori sotterranei dell’INFN o si riparte da capo? Nessun impegno concreto sull’allontanamento delle sostanze pericolose che sono stoccate all’interno dei laboratori dell’INFN; deroghe rispetto alle norme poste a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. È stata rinnovata la richiesta di modificare alcuni passaggi dell’emendamento del Governo, così come era stato fatto al Senato, dove però i sub-emendamenti presentati sono stati respinti dalla maggioranza di Governo”.