Acqua Gran Sasso, “Nessun verbale redatto nell’ultima riunione al Ministero”

“Sul Gran Sasso siamo rimasti letteralmente “senza traccia”, che poi è il titolo di una famosa serie americana dove si cercano le persone scomparse da decenni. Praticamente la metafora di quello che è accaduto finora sul sistema Gran Sasso, solo che qui gli “scomparsi” sono i molti, troppi, soggetti che non hanno fatto il loro dovere portandoci sull’orlo del burrone. Il “Martello del Fucino” con un semplice accesso agli atti ha chiesto il verbale del vertice ai massimi livelli sulla chiusura del Traforo minacciata dal gestore e delle relative misure da intraprendere per scongiurarla svoltosi il 14 maggio al Ministero delle Infrastrutture ottenendo una laconica risposta “non è stato predisposto formale verbale“. A dirlo la Mobilitazione Acqua del Gran Sasso.
Quando apprendiamo che non si redigono i verbali e non si può risalire alle posizioni degli intervenuti ad una riunione di solito ci viene il sospetto che la situazione possa essere veramente grave. Siamo soliti comporre il verbale delle riunioni del condominio, del circolo della bocciofila. Siamo stati recentemente convocati da singoli uffici della regione Abruzzo per riunioni dove discutere come proteggere i nidi degli uccelli in una cava oppure per dibattere delle buste di plastica al torrente Laio: in entrambi i casi è stato redatto il verbale. Pure alle assemblee movimentiste sul futuro dell’insetto stecco, per dire, si compila un report. Visto che stiamo parlando della terza galleria italiana per lunghezza usata ogni giorno da migliaia di cittadini, non a norma secondo il D.lgs.264/2006 (la normativa entrata in vigore dopo il rogo del Monte Bianco per intenderci) per il quale è scaduto il termine per l’adeguamento fissato al 30 aprile scorso, galleria che costituisce pure la via di fuga (non a norma) di un laboratorio in cui sono state stoccate (irregolarmente) 2.300 tonnellate di sostanze pericolose, impianto a Rischio di Incidente Rilevante (tuttora privo di Piano di Emergenza Esterno in fase di redazione solo grazie agli esposti dei cittadini), quella di non mettere nero su bianco cosa è stato detto potrebbe effettivamente essere una delle poche misure di (auto)protezione prese in queste anni dagli enti pubblici a vario titolo coinvolti in questa storia”.


E ancora: “Nel frattempo noi abbiamo avviato l’accesso agli atti sulla documentazione relativa a questi 13 anni passati dal varo del D.lgs.264/2006 sui requisiti minimi di sicurezza delle gallerie, sulla classificazione del traforo come “Galleria speciale” per la quale sono previste addirittura misure di prevenzione dei rischi aggiuntive, e sulle misure alternative intraprese dopo la scadenza del termine per l’adeguamento del 30 aprile 2019. Una vicenda che potrebbe rivelarsi centrale per spiegare quanto sta accadendo, viste le chiare responsabilità assegnate da quella legge”.