Chiusura traforo: tutti contro Strada dei Parchi. Assoturismo pensa ad uno sciopero fiscale

Tutti contro Strada dei Parchi, la concessionaria di A24 e A25.  Le dinamiche legate alla chiusura del traforo del Gran Sasso a far data dal 19 maggio (la concessionaria ha confermato questo intendimento), generano reazioni da parte delle associazioni. Quelle ambientaliste e quelle turistiche annunciano uno sciopero fiscale e una class action.

 

 

Forum abruzzese movimenti per l’acqua. “In merito alla boutade avviata da Strada dei Parchi che vorrebbe imporre la chiusura del traforo del Gran Sasso per la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso fin dall’inizio non si dovevano assecondare i desideri della concessionaria, a partire dalla richiesta di un Commissario, ma, al contrario, metterla davanti alle sue responsabilità.

Bene quindi la posizione del sindaco di L’Aquila Biondi con la diffida per scongiurare il blocco della viabilità sull’arteria strategica e, nel caso, per ottenere la valutazione del ritiro della Concessione da parte del Ministero delle Infrastrutture. Era la risposta da dare fin dall’inizio agli annunci di Strada dei Parchi. Invece la politica è andata dietro ai voleri del concessionario sul Commissario. Ora, come avviene sempre in questi casi, la società non si accontenta e alza ulteriormente l’asticella dello scontro.

 

Ma dove si è mai visto che un soggetto posto sotto accusa da una Procura per fatti specifici relativi alle normali precauzioni – a partire dai lavori di manutenzione – che avrebbe dovuto prendere nella gestione del tunnel rispetto alla qualità dell’acqua utilizzi ora proprio questo bene pubblico, l’autostrada, gestito a prezzo carissimo per gli utenti, nella propria strategia processuale di autodifesa scaricando tutte le conseguenze sui cittadini e sull’economia del paese? Con la Magistratura che non ha posto sotto sequestro l’autostrada né imposto altre misure cautelari, come si fa a parlare di “reiterazione del reato”?

 

La politica non resti ostaggio dei voleri del privato ma alzi la testa, considerato anche lo stato generale della manutenzione dell’infrastruttura affidata al privato.

 

Auspichiamo che tutte le amministrazioni e i portatori d’interesse attacchino le posizioni inaccettabili di questa società richiamandola alle proprie responsabilità.

 

La sicurezza di acqua, tunnel e laboratori si ottiene ripartendo dai 10 punti elencati dalla Provincia di Teramo e dall’assemblea dei sindaci del teramano. Tra questi: tavolo di coordinamento nazionale con il Governo, reperimento dei 172 milioni di euro per i lavori, allontanamento delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose dai Laboratori, nessuna deroga alle norme poste a tutela di salute e ambiente.

 

 

 

Gianluca Grimi e Daniele Zunica (Assoturismo). La situazione mediatica gravissima che abbiamo già stigmatizzato riguardo alla chiusura del tunnel del Gran Sasso sta ora prendendo corpo nella realtà. I danni ed i riscontri negativi, diciamo drammatici con maggior realismo, si stanno incredibilmente materializzando. Ebbene, tutto questo non è in alcun modo sopportabile né per l’economia, né per la società abruzzese e diventa veramente esiziale per il turismo. Proprio mentre strutture sono ora impegnate nel produrre il massimo sforzo promozionale e organizzativo, quanto si paventa è la reale distruzione del lavoro promozionale di mesi e la devastazione della stagione turistica dell’intero territorio teramano. Mare, collina e montagna in ugual misura. La categoria è, giustamente, ai massimi livelli di irritazione e dopo aver mostrato pazienza ci chiede ora di mettere concretamente in campo le proprie istanze che si sostanzieranno in azioni concrete:

 

In assenza di soluzione logica e positiva, quali vertici di Assoturismo-Confesercenti chiameremo la categoria allo “SCIOPERO FISCALE GENERALE”. A cominciare dall’imposta di soggiorno quale primo step. E quale secondo step di intervento, ovviamente, chiameremo le categorie ad una class action per la richiesta dei danni. Certo, stiamo parlando di azioni estreme ma non ci rimane altro da fare. Estrema in realtà è la situazione che si va profilando e che difficilmente si supererà senza terribili danni d’immagine. Ovvero l’essenza stessa del turismo.

 

Chiudere il tunnel significa nei fatti e nella sostanza dividere Teramo dal suo più importante bacini turistico che è Roma. Significa grave crisi per villaggi, hotels, agriturismi e per tutta la filiera del turismo. Ristoranti, pubblici esercizi, stabilimenti balneari nulla escluso. Ci attendiamo a brevissimo nel brevissimo termine di pochi giorni atti concreti. La nomina del commissario con tutti i poteri necessari deve essere attuata immediatamente. La situazione è ora davvero drammatica e non più sostenibile. Le strutture non sanno cosa rispondere a clienti e tour operator.