Premio Borsellino: 20mila persone contro le mafie

Tantissimi studenti, giovani e giovanissimi, tanti cittadini di ogni età, più di 20mila persone  dal 9 al 12 maggio sono scesi nelle piazze di Pescara, Teramo, Montesilvano per rendere omaggio alle vittime delle mafie nel 27° anniversario della strage di Capaci.

 

Con loro i rappresentanti principali dello Stato, gruppi religiosi, tanti scout in divisa, associazioni di combattenti, mutilati, Fidas, Rotary, Lyons, Fidapa, un  imponente coro del Premio composto da 120 studenti di vari istituti scolastici magistralmente guidato dalla maestra di canto Francesca Martinelli, la voce splendida della soprano Cristina Casillo che ha fatto tremare i cuori .

Alle giornate magistralmente condotte dai docenti Alessandra Angelucci e Graziano Fabrizi sono intervenuti tanti illustri ospiti, tra i quali ricordiamo solo il Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, il vice capo della Polizia Luigi Savina da quest’anno Presidente del Premio Borsellino, i principali vertici della magistratura abruzzese tra cui Mennini e Francabandera, tre Prefetti e tre Questori di Teramo, Chieti e Pescara, il generale Carlo Cerrina generale comandante della Legione carabiniere  Abruzzo e tanti testimoni come Tina Montinaro moglie del caposcorta di Falcone, Leonardo Guardotta magistrato che con Falcone divideva la stanza in tribunale a Palermo, don Aniello Manganiello da Scampia con i Vescovi Leuzzi e Valentinetti, Luigi Leonardi testimone di giustizia con Angiolo Pellegrino generale dell’arma e braccio destro di Falcone, lo scrittore Leonelli e l’artista Valentino Giampaoli, i presidenti del Co.recom  Lucci e del Parco del Gran Sasso Navarra.

 

Ma soprattutto la “Quarto Savona 15”, la vettura della questura di Palermo che il 23 maggio 1992, a Capaci, sull’autostrada che collega Palermo a Mazara Del Vallo, saltò in aria con a bordo il capo scorta, Antonio Montinaro e i due agenti, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Scortava la Croma bianca sulla quale morirono il Giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo. In occasione del 27 anniversario della strage di Capaci, i resti di quell’auto, ora conservati in una teca-monumento itinerante presso la Scuola allievi agenti di Polizia di Peschiera del Garda, è tornata in Abruzzo per 4 giorni di sensibilizzazione e le cerimonie di commemorazione. Quattro giornate che hanno testimoniato l’impegno e l’attenzioni di tutte le Istituzioni al fenomeno mafioso anche nella Regione Abruzzo, sottolineando più volte come dal 23 maggio ‘92 si sia passati da una Italia che avvertiva il fastidio delle sirene a un Paese che lotta la mafia ribadendo all’unisono che per sconfiggere la mafia sia necessario un esercito di professori e che un tessuto sociale sano è in grado respingere qualsiasi tentativo di infiltrazione da parte di un “fenomeno” che in maniera sempre più subdola cerca di insinuarsi, di inserirsi, contaminandoli, all’interno dei circuiti economici e finanziari sani del Paese.

 

Il Procuratore Nazionale antimafia in modo particolare ha sottolineato il concetto di legalità, che significa “conformità della legge alla costituzione, che significa non far mancare gli strumenti per il contrasto alla mafia e al crimine, non fare accordi elettorali, non fare affari con coloro che fanno parte di associazioni criminali, ma soprattutto non voltarsi dall’altro lato  e che le istituzioni debbano meritare la fiducia dei cittadini. La lotta alla criminalità e alla mafia è necessaria per lo sviluppo democratico ed economico del Paese”.

 

Tina Montinaro ha spiegato: “Quell’auto per me e per i miei figli rappresenta la tomba di Antonio dove sono racchiusi i suoi ultimi pensieri e il suo sangue” “e continuare a farla camminare è il simbolo che la mafia ha perso perché dopo 27 anni noi siamo qui a ricordare gli uomini dello Stato mentre i mafiosi non sono nessuno e non meritano neanche di essere nominati”.