I saldi sono iniziati. Attenzione alla privacy.

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Sulla cessione (spesso inconsapevole) dei nostri dati ai siti di ecommerce si è abbondantemente parlato. Tutti noi sappiamo che accettando i cookie di navigazione o scaricando app si acconsente alla cessione di dati personali che vengono poi utilizzati anche per attirare nuovamente il cliente sul sito, mediante apposite campagne di remarketing o per profilare i gusti della clientela.

Anche lo shopping “fisico”, tuttavia, potrebbe non essere esente da profilazione. Gironzolare tra gli scaffali, infatti, potrebbe non passare inosservato.

Il sistema più semplice in uso, in particolare ai centri commerciali è quello di mettere a disposizione della clientela una connessione wi fi gratuita.

Bastano pochi passaggi infatti, per diventare protagonisti del cosiddetto monitoraggio attivo. Solitamente connettendosi alla wi fi pubblica la prima volta si viene indirizzati su un portale captive, vale a dire in una pagina web che viene visualizzata solo al primo tentativo di connessione. Vengono quindi richieste informazioni personali, come un indirizzo e-mail, e l’accettazione di termini e condizioni prima di iniziare a navigare “liberamente”. A questo punto la connessione alla rete è stabilita, ma lo è anche quella tra i nostri dati e le cosiddette terze parti o partner, aziende che li acquistano per farne quello che vogliono. Se poi si accede col profilo Facebook o Twitter,  si finisce per fornire anche ulteriori informazioni come il nome, la residenza, fino al tipo di impiego.

A questo punto i negozi possono ottenere informazioni non solo su quali dei loro prodotti interessano di più ai clienti ma anche sui loro spostamenti all’interno del locale, sui tempi di permanenza, sulla frequenza delle visite ecc. Una profilazione che sebbene sia meno nota rispetto a quella che avviene quando si naviga in rete, risulta essere altrettanto accurata.

La profilazione continua anche dopo aver concluso gli acquisti grazie ai cookie installati con il nostro consenso, spesso inconsapevole, sul browser utilizzato per navigare in Internet che hanno lo scopo di conoscere le abitudini di spesa del consumatore anche dopo che questo ha lasciato il negozio.

Resistere alla tentazione di utilizzare la wi fi pubblica gratuita non ci mette del tutto al riparo. Rimane il “pericolo” rappresentato dalla tecnologia beacon che consente ai dispositivi di trasmettere e ricevere piccoli messaggi entro brevi distanze se sul dispositivo ricevente è stata preventivamente installata una app per smartphone che rileva il dispositivo beacon e svolge il compito assegnatogli una volta entrato nel raggio d’azione del presentatore (ad esempio, invia un avviso, offre degli sconti, accende o spegne le luci ecc.). Per i titolari del trattamento che intendono utilizzare la tecnologia beacon, occorrerà, tuttavia, rispettare  l’obbligo di informare, in modo chiaro, conciso e facilmente visibile, i propri utenti/clienti del fatto che, nell’area, sono installati questi dispositivi, specificando, altresì, quali sono le modalità per non essere geolocalizzati/profilati/tracciati.

Si delineano così gli scenari del cd  marketing predittivo. I negozi on line e quelli fisici sono in grado di creare un profilo degli acquirenti che li visitano, integrandoli con informazioni relative agli acquisti effettuati, alla disponibilità economica, alla cronologia di navigazione e con decine di altri flussi di dati riuscendo così nell’intento di offrire ai clienti nuovi prodotti ritenuti interessanti.

Il tutto in regola con il Gdpr, il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali, perché le informazioni sono raccolte con l’autorizzazione del visitatore del negozio attraverso l’accettazione di termini e condizioni e sono trattate in maniera anonima. Questi dati infatti non vengono associati al nome o al volto di una persona ma ad un’identità fittizia. Una sorta di codice che però è collegato allo smartphone e di fatto rende il cliente riconoscibile e raggiungibile da messaggi pubblicitari mirati del negozio di cui ha sfruttato il wifi oppure dei partner a cui questo ha ceduto le informazioni.

Avv. Luca Iadecola

Consulente privacy, Dpo