Divieto di balneazione a Pescara: mare mio non ti riconosco

L’estate sta finendo e l’anno se ne va, cantava Righeira con un sapore un po’ vintage che tanto va di moda.

Trascorrono le belle stagioni, ma i problemi sulle nostre spiagge non passano mai. E così, anno dopo anno, sempre più litorali della nostra Penisola vengono imbrattati dal mancato funzionamento dei depuratori.

Anche in questo torrido agosto, infatti, si sono registrate delle brutte sorprese per i bagnanti della costa adriatica: all’inizio del mese il divieto di balneazione nelle acque di Pescara è stato firmato dal sindaco Marco Alessandrini, anche se la misura non è stata pubblicizzata a dovere, magari confidando in un miglioramento della situazione…speranza alquanto utopistica vista l’ingente mole di agenti inquinanti: 25 mila metri cubi di liquami di fogna sversati nel fiume e 350 litri di acido paracetico (oxystrong) a seguire per uccidere i colibatteri fecali.

E così gli ignari bagnanti si sono immersi nel mare dove venivano sversate le acque nere della rete fognaria. L’Arta ha fatto sapere che nella località Fosso Pretaro, al confine con Francavilla, i livelli di colibatteri erano venti volte superiori al consentito. Insomma, una follia fare il bagno qui.

Febbre, vomito e diarrea i sintomi che scattano dopo il bagno, per non parlare di dermatiti e infezioni, soprattutto nei bambini. Secondo quanto riportato dal quotidiano abruzzese Il Centro, “a cento metri dalla costa sono stati trovati 5.200 unità per cento millilitri d’acqua di enterococchi, contro il limite massimo di 200 e 2.005 unità per cento millilitri d’acqua di escherichia coli, contro il tetto massimo di 500. Livelli così alti di questi due inquinanti, che indicano la presenza di acqua di fogna, non sono mai stati raggiunti in passato”.

Un quadro pesantissimo e un danno enorme per il turismo della zona, difficile da quantificare. Di certo i turisti che avevano prenotato la sudata settimana al mare in Abruzzo difficilmente torneranno. Ma chi è il responsabile dell’accaduto? A quasi un mese dai primi allarmi, ancora non è chiaro.

L’Aca, la società responsabile del depuratore di Francavilla, smentisce che ci siano falle o danni alle infrastrutture fognarie. Ma sembra quasi certo che si tratti proprio di un malfunzionamento del depuratore, almeno così sembrano confermare i risultati delle analisi dell’Arta, che continuano a mostrare un quadro di forte inquinamento da acque fognarie.
Insomma, un danno enorme per il Mar Adriatico, l’ecosistema abruzzese, l’immagine della Regione e, soprattutto, la salute di cittadini e turisti che hanno fatto il bagno in queste acque poco limpide. E un danno anche per gli esercenti di Pescara e Francavilla, che hanno probabilmente vissuto un agosto nero.

Allora viene spontaneo chiedersi: com’è possibile che Confesercenti abbia dichiarato da anni guerra al comparto degli idrocarburi nel nome dello sviluppo del turismo, un comparto che, in realtà, viene minacciato da questi fenomeni che sono ben distanti dall’industria petrolifera? Nonostante sia quasi di dominio pubblico che le trivelle operino al largo delle coste e che abbiano un impatto minimo sull’ambiente – e addirittura contribuiscano al ripopolamento della fauna ittica – qualcuno si ostina a dire no alla crescita di questo settore industriale.

Peccato che Confesercenti e gli ambientalisti non promuovano cortei contro i depuratori malfunzionanti o le amministrazioni locali che non provvedono alla loro manutenzione.

Eppure le occasioni per confrontarsi da vicino ci sarebbero; per esempio durante le manifestazioni contro il petrolio in Abruzzo, durante le quali marciano in prima fila politici, attivisti green e gli operatori di commercio e turismo. #coerenza

Diego Vitali blogger goccediverità.it