Stalking telematico: la rivelazione di Barbara D’Urso

I vip, si sa, sono spesso e volentieri vittime di haters, i famosi “leoni da tastiera“. Fa parte in un certo senso del loro essere personaggi noti, cosa che li porta a diventare facili bersagli di insulti e persecuzioni di ogni genere.

L’ultima vittima, in ordine di tempo, è la regina del pomeriggio targato Mediaset, Barbara D’Urso, che proprio ieri ha condiviso, sul suo profilo Instagram,  un video in cui racconta la spiacevole vicenda che l’ha vista protagonista.

“Per circa un anno e mezzo” ha detto “c’è stato un profilo anonimo con il mio nome, cambiando solo due vocali (carmelitadurto, ndr) che quotidianamente pubblicava post molto aggressivi contro di me, i miei figli e la mia famiglia”.

Da qui la denuncia contro ignoti fatta alla polizia postale la quale, al termine delle indagini, ha scoperto che al proprietario di questo profilo era collegato un giornalista, “del quale non mi interessa neanche fare il nome”. E ha concluso: “Le cose non sono sempre come le pensate, a meno che non crediate che sia deontologicamente corretto mascherarsi dietro un profilo anonimo”.

Ed è lo stesso misterioso giornalista di cui parla la D’Urso a farsi avanti. Si tratta di Alberto Dandolo, 44enne napoletano, firma di Dagospia e della rivista Oggi.

“Il giornalista di cui non fa il nome sono io” ha infatti dichiarato “Ma si tratta di un’affermazione che non ha alcun riscontro legale. La polizia postale ha accertato che il creatore del profilo è un ragazzo sardo e ad indicarlo sono stato io stesso. Avrei potuto tacere e farmi i fatti miei e invece ho collaborato senza alcuna remora”. E aggiunge: “Non ho mai chiesto a questo ragazzo di insultare o minacciare qualcuno”.

La vicenda è destinata ad andare avanti. La Barbara nazionale non si lascerà sicuramente intimidire dall’ennesimo hater della rete. Ma a controbattere, in questo caso, c’è qualcuno che non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Entrambi sono intenzionati a lasciare aperta la questione. Col cuore, ovviamente.

Marina Serra 

 



In questo articolo: