Vino biologico: consapevolezza o moda?

E’ veramente paradossale o, quantomeno bizzarro l’atteggiamento dell’uomo contemporaneo nei confronti della natura con la quale vive in totale disarmonia usandola senza rispettare i meccanismi “ancestrali” che ne regolano la vita!

Il mercato del biologico e del biodinamico applicato a qualsiasi categoria sta vivendo una evoluzione sfrenata; acquistare “bio” sembra essere l’unica via per la salute e la longevità (spesso a caro prezzo); vi siete mai chiesti cosa significa biologico e biodinamico o, meglio, come applicarne i principi di coltura e produzione in un mondo ormai inquinato dove l’aria che respiriamo è anche radioattiva (dopo Cernobyl lo stato innalzò il limite massimo perchè altro non c’era da fare)?

Veniamo al vino. Ho 4 tipologie di clienti che vogliono solo vino bio:

il “naturista” cioè colui che mira a campare quanti più anni possibile magari privandosi di quei piccoli piaceri necessari per vivere decentemente; compra tutto ciò che ha il marchietto verde senza cercare di capire dove e come viene prodotto e soprattutto le caratteristiche organolettiche di quel vino. Anche il prezzo passa in secondo piano. Caro naturista, mi dispiace ma non vivrai più a lungo perchè consumi solo prodotti bio in quanto, come ho già detto, l’aria e l’acqua sono già abbondantemente inquinate ma soprattutto la tua non è una scelta consapevole e magari degusti un vino che non ti emoziona, non ti da piacere, non si abbina a ciò che mangi ed a volte ha pure dei sentori spiacevoli!

Il “modaiolo” è colui che cerca vino bio perchè è di moda; presentarsi a casa di amici con un “bio” tra le mani, vestito alla moda snocciolando discorsi sull’integrazione uomo moderno-ambiente fa figo! E’ una “vita inconsapevole”!

Al contrario, “l’intenditore” ed il “consapevolmente curioso”, scelgono vino bio per percepire maggiore complessità quindi più profumi, aromi ed emozioni rispetto ad un vino da coltura tradizionale. Il problema è che un buon 50% dei vini bio che ho assaggiato si sono rivelati “spenti” (non sapevano di nulla) o pregni di puzze strane che si sovrappongono a tutto il resto! Il vino è un piacere e deve “stropicciare” i sensi inebriandoli con profumi, aromi e persistenza piacevoli, non deve puzzare quindi scegliete usando i sensi e se poi dovesse essere anche bio………………bè, meglio!

Per concludere, le regole biologiche (etimologicamente studio della vita e dei meccanismi che la regolano) nel vino pongono limitazioni all’uso dei solfiti pari a circa 1/5 del massimo consentito (ma senza specificare in etichetta la quantità esatta perchè c’è differenza tra chi produce vino con 40 mg/l di solfiti e chi con 150) mentre il biodinamico (etimologicamente sintonia con la vita) prevede 0 solfiti in vigna ed un residuo inferiore ai 35 mg/l nel vino imbottigliato (la legge ne permette fino a 200 in quello classico) e mira a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda dei meccanismi della natura cioè rispettarne i tempi, la capacità produttiva in relazione al clima di quell’anno , studiare la composizione del suolo e sottosuolo e la posizione astrale di un vigneto.

Più complessa è la riconversione di una vigna da coltura tradizionale a biologica o biodinamica perchè bisogna disintossicarla dall’enorme quantità di fertilizzanti “ingeriti” dalle radici delle viti; ci vogliono almeno 3 anni in cui non si dovrebbe produrre vino in quanto, all’inizio, la vigna soffre come un tossicodipendente in astinenza e non si esprime al meglio.

L’obiettivo è di stimolare le difese immunitarie intrinseche della vigna  ma più la stessa è intossicata e più tempo e pazienza ci vogliono!

Se un’azienda è posizionata in una zona con un giusto terroir (sole , venti buoni che spazzano via l’umidità, escursione termica notturna, suolo calcareo e drenante), pone dei limiti quantitativi alla resa di uva per ettaro (la pianta non può produrre più frutti di quelli che può nutrire) e vendemmia manualmente utilizzando cassette piccole, ha tutte le carte in regola per produrre un buon vino; al contrario, se un’azienda è certificata bio ma è situata in una zona in cui il suolo è scarso di minerali (tipico della nostra costa), non è drenante, c’è molto caldo umido e poca escursione termica notturna……….bè, non produrrà un gran vino!

Buona riflessione per una………scelta consapevole!

Stefano Grilli – Enoteca Saraullo – Tortoreto – Tel 0861.787751