DELL’INCAPACITÀ DI TENERSI UN CECIO IN BOCCA (E ALTRE DISFUNZIONI)

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Mettiamo in chiaro una cosa. Sono seriamente convinta che si tratti di un problema da prendere in considerazione per una puntata di Medicina 33. So che è primavera e ci sono anche la stipsi e l’allergia alle graminacee ma tra una settimana è il mio compleanno. Non mi sembra di chiedere la luna.

 

Custodire un segreto? Mantenere il riserbo su una notizia ancora da verificare? Sorvolare e far finta di niente quando ti chiedono se sai qualcosa che non puoi dire? A dispetto di quello che direbbe il caro-vecchio-buon Obama: I CAN’T. Ho cercato a lungo le origini del problema, indagato le motivazioni e studiato a fondo le conseguenze giungendo alla conclusione che adesso vi esporrò, con buona pace di quelli che credevano avrei parlato dell’aria friccicorina sballaormoni o del menù di Pasqua che non può non comprendere le mazzarelle e il cacio e ovo *. Credo che le implicazioni sociologiche superino di gran lunga quelle legate a problemi fisiologici come l’ impossibilità di espletare le naturali funzioni contemporaneamente alla necessità di tenere “corpi estranei” all’interno del mio involucro. Mi succede spesso. Soffro in maniera cronica del languore di conversazione. Di solito ne vengo afflitta in ascensore ma anche durante incontri fugaci con persone di media conoscenza. Si abbatte un silenzio imbarazzante che non so se e come esorcizzare. La chiacchiera aiuta ma la vera difficoltà sta nell’individuare il corretto contenuto correlato al contesto e al grado di confidenza con l’interlocutore. Ho persino scaricato, da un sito che si chiama www.piadinaonline.com, un breviario di detti e leggende popolari riguardanti le condizioni atmosferiche: l’origine della Pasquetta, i giorni della Merla, i Quattro brillanti, etc etc. Perché è chiaro che ad un certo punto non basta parlare solo del tempo. Quasi sempre però dimentico di portare gli appunti per una sana e consapevole conversazione e mi lascio semplicemente andare a me stessa. Magari spiattello segreti inconfessabili e tengo per me cose assolutamente insignificanti. La rogna risiede in una grave incapacità di giudizio e nella natura stessa del pettegolezzo, che può dimostrarsi migliore aggregatore sociale di un concerto dei Subsonica. E poi odio quando non mi si dice che è un segreto ma me lo si presuppone. Cosa dovrei fare io per giudicare nel lasso di tempo misurabile in nanosecondi che va dal “ciao come stai” allo spiattellamento dell’ultima news succulenta?

 

Organizzare una giuria demoscopica?

Fare una ricerca di mercato sui possibili danni che potrei provocare?

Chiamare la persona in questione e chiedere se sia meglio che tenga la bocca cucita?

In quel modo perderei di sicuro tutta l’adrenalina e men che meno l’incoscienza dell’uso di costrutti illogici e periodi grammaticalmente reazionari. Quelli che sono alla base della faccia che ho davanti, a metà tra “Mamma mia che cosa hai detto” a “Prova ad usare un complemento d’agente” .

E verrei destituita dalla carica di “Pettegola” .

Ho poche certezze nella vita e spero con tutta me stessa di poter andare ospite a medicina 33, anche solo per dimostrare che Luciano Onder usa un distorsore vocale.

Quindi mi arrendo ad un tragico destino e all’incapacità di tenermi un cecio in bocca.

 

 APPENDICE PER STOMACI FORTI

Immagine_2Se poi dovessi davvero riuscire ad andare ospite a Medicina 33, dove il mondo e le scenografie si sono fermate alla presa di Cartagine, mi piacerebbe poter confidare altre disfunzioni. Come la mania di odorare il filo interdentale dopo averlo passato tra i denti e l’avversione per mia sorella quando indossa il pigiama “scoppiato”. Riguardo l’ultima vi confesso che avrei accettato se si fosse trattato di pigiami diversi tipo pantalone tinta unita e maglia del pigiama a fantasia ma nelle tonalità del pantalone. Nessuna obiezione neppure per pantalone e maglia in due diverse fantasie tenute insieme da tonalità di colori appartenenti alla stessa famiglia, come un ventaglio di pantoni freddi che spaziano dal blu al verde acido o caldi, che possono contare all’interno nuances del calibro di giallo ocra e rosso carminio. Se sono in vena vanno bene anche due colori diversi, visto che il COLOR BLOCK** è di gran moda e se Anna Wintour riesce a tollerare l’arancio abbinato al verde smeraldo chi sono io per oppormi al gotha del buon gusto? Quello che non riesco a mandar giù è l’accostamento, o meglio l’INCIDENTE, tra una maglia e un pantalone del pigiama di tessuti diversi, tipo il pail e il cotone. La flanella con il lino. La seta con la lana. È una di quelle cose per cui sono dannatamente a conoscenza del fatto che il mondo continua a girare. Non ostacola la mia regolarità intestinale e riesco addirittura a concepire di dormire nella stessa stanza con chi commette l’aberrazione. Ma ci penso, soffermandomi a codesto pensiero per un paio di minuti canonici ogni giorno e di solito capita quando incrocio mia sorella che si sta mettendo il pigiama. Ecco, quello è il momento in cui realizzo che se avessi la possibilità di scegliere dei superpoteri di gran lunga opterei per quello che permette di impedire l’esistenza del PIGIAMA SCOPPIATO. E se rimane un altro desiderio chiederei il distorsore vocale di Luciano Onder.

Grace               (un tempo era semplice,

                         ma ho sprecato tutta l’energia,

                         per il ritorno)

 

* per i non autoctoni: Piatti tipici della tradizione Pasquale Abruzzese/Teramana. Le Mazzarelle consistono in involtini di coratella di agnello avvolta in foglie di indivia legate con budelline dello stesso agnello, ma soggetto all’irrisolto dibattito tra due scuole di pensiero: quella della mazzarella semplice, cotta in un soffritto che ne esalti il sapore, e quella della mazzarella in umido, lasciata cuocere in un sughetto che si impreziosisce degli umori delle carni d’agnello. Il Cacio e Ovo consiste in uno spezzatino d’agnello in rustica fricassea cotto insieme ad una deliziosa mistura di uovo e formaggio grattugiato.

** Il Color Block è la solita scoperta dell’acqua calda degli addetti ai lavori nel mondo della moda. Consiste nell’abbinare più blocchi di colore (minimo due) in un unico outfit. Il monocolore è bandito, il total black un lontano ricordo. Posso dissentire?



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