Sempre più sconcertante la ricostruzione degli eventi che riguardano Alessia Pifferi la donna che ha lasciato morire di fame la figlia
Il caso di Alessia Pifferi, la 38enne in carcere dal luglio 2022 per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana per andare a cena con il suo amante, continua a dividere l’Italia e a dominare la scena di talk show e web.
L’ultimo dibattito riguarda la perizia psichiatrica sulla donna che negli ultimi interrogatori ha sostenuta una forma instabilità emotiva e un ritardo cognitivo.
Secondo il PM la Pifferi non ha mai avuto problemi mentali, ma “sarebbe responsabile di un atteggiamento scellerato ed era consapevole di quello che sarebbe accaduto alla piccola”.
Diana era stata abbandonata più volte nel suo box con un solo biberon di latte. A volte anche per interi giorni. Secondo il collegio difensivo della donna, assistito da alcuni consulenti di parte ma anche secondo un rapporto dell’équipe psicologica del carcere di San Vittore, Alessia Pifferi soffrirebbe di un vero e proprio ritardo mentale, un quoziente intellettivo di una ‘bimba di 7 anni’.
Una tesi che non convince nemmeno i parenti più stretti della donna, a cominciare dalla sorella Giuliana e dal nipote che in numerose testimonianze hanno ricostruito un quadro completamente diverso parlando di una donna che non voleva lavorare e che viveva al di sopra delle proprie possibilità, spesso facendosi prestare soldi con la scusa delle spese sostenute per la figlia, per poi comprare vestiti eleganti, gioielli e offrire cene costose a uomini che frequentava.
Nel dubbio la Corte d’Assise di Milano, su istanza del difensore Alessia Pontenani, ha comunque ritenuto necessario disporre una perizia psichiatrica per accertare la sussistenza o meno al momento del fatto della capacità di intendere e volere e la eventuale pericolosità sociale.
In carcere Alessia Pifferi sarebbe soggetto di un clima di forte intimidazione da parte delle altre detenute: insulti, sputi…
A peggiorare il quadro generale un ulteriore dettaglio: il fatto che la donna avrebbe chiesto di poter intrattenere un rapporto affettivo telefonico ed epistolare con Giulio Caria, l’uomo che dieci anni fa ha ucciso, fatto a pezzi e nascosto nel freezer il corpo della sua fidanzata, Silvia Caramazza.
Una richiesta suffragata dai difensori della donna e che secondo molti farebbe semplicemente parte di una strategia per convalidare la tesi dell’instabilità emotiva. La richiesta è stata tuttavia respinta.
La Corte, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, ha intanto nominato come perito Elvezio Pirfo, esperto che si è già occupato, tra gli altri, del caso di Alberto Scagni, condannato con vizio parziale di mente per aver ucciso la sorella e che quasi vent’anni fa seguì anche il caso di Annamaria Franzoni, seguendola in carcere come componente dello staff sanitario.
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