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Gaia, il rimpianto del padre, che non riuscì a salvarla

«Ho accompagnato io Gaia dal dentista, aveva levato un altro dente del giudizio solo 20 giorni prima. Ero in sala d’attesa da un’ora quando un’assistente mi viene a chiamare, chiedendomi di andare da lei.

Pensavo volesse tenermi la mano, che le fosse venuta paura o che l’estrazione fosse rinviata. Invece l’ho trovata cianotica, il cuore non batteva più e le stavano facendo un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Non si è più risvegliata».

Gaia, il rimpianto del padre, che non riuscì a salvarla

Le parole di Vincenzo Pagliuca il papà di Gaia, la 24enne dichiarata morta, dopo essere andata in arresto cardiaco dopo l’estrazione di un dente in uno studio odontoiatrico di Petrignano di Assis due anni fa, tratteggiarono l’incredulità di un padre dinanzi all’assurdo «È stato chiamato subito il 118 – raccontò al Messaggero -, che in sette minuti è arrivato.

Ipotizzando una reazione allergica all’anestesia, le hanno dato subito l’antidoto e hanno proseguito con le manovre per rianimarla, tra bombola d’ossigeno e massaggio cardiaco. In pochi minuti è arrivato anche l’elisoccorso, con macchinari ultramoderni hanno provato a rianimarla, ma niente. Solo arrivati all’ospedale di Perugia ha ripreso il battito. Ma era passata un’ora e un quarto, era in ischemia totale».

Una situazione di mancato afflusso di sangue al cervello a cui è seguita una compromissione di polmoni e reni. «È sopravvissuta tre giorni – disse il papà – perché era giovane e in piena salute. Le hanno fatto tutti gli esami possibili in ospedale, anche la tac, per capire se avesse qualcosa, un danno precedente, una malattia congenita. Ma niente. Mia figlia stava bene. Si pensa sia stata l’anestesia. Io voglio solo sapere perché è morta».

Due anni in cerca di giustizia

Dopo quasi due anni sono stati rinviati a giudizio i tre medici che ebbero in cura Gaia Pagliuca, morta a 23 anni il 29 settembre 2024 dopo tre giorni di agonia al Santa Maria della Misericordia di Perugia.
La ragazza, dopo essere stata sottoposta all’anestesia cominciò ad avvertire i sintomi del malore che si sarebbe rivelato fatale. Il giudice per le udienze preliminari ha deciso che i dentisti dello studio dove la ragazza si era rivolta, padre e due figlie, debbano essere processati per l’accusa di omicidio colposo.

Alla paziente sarebbero state somministrate sei dosi di anestetico visto che, durante l’estrazione del dente Gaia avrebbe continuato a lamentare dolore.
Dopo l’ultima iniezione del farmaco anestetico la 23enne sarebbe stata colta da convulsioni per poi perdere conoscenza. A quel punto, i medici avrebbero proceduto alle manovre di rianimazione ma, secondo quanto contestato, i tentativi sarebbero avvenuti senza sostare la ragazza dalla poltrona dove si trovava, senza collocarla quindi su un piano rigido né attivare il defibrillatore come previsto dai protocolli di sicurezza.

Tre giorni dopo, senza risvegliarsi, Gaia era morta per le conseguenze del prolungato arresto cardiocircolatorio, provocato, in base ai dati rilevati dal medico legale che aveva eseguito l’autopsia, il dottor Sergio Scalise Pantuso, da una tossicità sistemica “da riassorbimento di anestetici locali”, assunti, sempre in base agli accertamenti, in sovradosaggio del farmaco anche in considerazione della corporatura e del peso della paziente.

Il medico legale, nella sua relazione, aveva ravvisato, poi altri aspetti che avevano portato la Procura a sostenere “imprudenza, negligenza ed imperizia” da parte dei tre medici indagati, come l’assenza della cartella clinica, della radiografia preliminare, del mancato preavviso sul digiuno pre-operatorio per arrivare al non utilizzo del defibrillatore che, secondo il consulente, avrebbe potuto rivelarsi determinante in attesa del 118. La difesa dei tre imputati, al contrario, ha sostenuto la correttezza dell’operato dei professionisti, riconducendo l’accaduto a un evento “imprevedibile” a fronte di un disagio in linea con le pratiche standard. Per questo, l’avvocato Luca Maori aveva chiesto il proscioglimento. Il processo si aprirà il 20 gennaio 2027

Riccardo Sciarretta

Mi chiamo Riccardo Sciarretta e vivo in provincia di Roma. Sono un Giornalista pubblicista iscritto all’ordine del Lazio e mi piace essere sempre informato sulle ultime notizie nel mondo. La mia passione più grande è la cucina, oltre ovviamente alla mia famiglia.

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