Ilaria Salis, non ci sono novità: la 39enne italiana resta in carcere. Momenti di tensione all’interno del tribunale
Proprio come due mesi fa, la stessa identica scena, nulla di nuovo: manette ai polsi, catene attorno le caviglie ed una schiera di agenti attorno a lei. Ilaria Salis, nelle prime ore del mattino di questo giovedì 28 marzo, è entrata così in tribunale di Budapest. L’insegnante italiana di 39 anni da più di un anno (per la precisione 13 mesi) si trova in carcere con l’accusa di aver aggredito tre militati di estrema destra durante una manifestazione nella capitale ungherese. Non cambia assolutamente nulla.
Stesso copione di due mesi fa: resta in carcere. Il tribunale di Budapest, infatti, ha deciso di respingere la richiesta di poter passare ai domiciliari in Ungheria come volevano fortemente i suoi avvocati. Il giudice, Jozsef Sos, fa sapere che le cose non sono cambiate. Aggiungendo, inoltre, che esiste un pericolo reale di fuga da parte dell’italiana. Dopo la decisione del giudice il padre della donna, Roberto Salis, ha immediatamente abbandonato l’aula.
La detenuta ha scritto una lettera, consegnata poi ai suoi avvocati, in cui ha precisato che autorizza la stampa italiana a pubblicare le sue foto di questa mattina. Questo il contenuto del testo: “Io sottoscritta Ilaria Salis, nata a Milano il 17 giugno 1984. autorizzo la stampa italiana a pubblicare immagini che mi ritraggono con le manette e tutte le catene che eventualmente decideranno di mettermi in occasione dell’udienza del 28 marzo 2024“.
Da precisare che ci sono stati momenti di tensione all’esterno del tribunale con reiterate minacce nei confronti degli amici della docente che volevano essere presenti durante l’udienza. I legali della donna hanno riportato che, alcuni estremisti di destra, avrebbero riferito queste parole agli amici della donna: “Stai zitto o ti spacco la testa“. Nel primo pomeriggio è prevista la seconda udienza del processo per l’attivista milanese.
L’avvocato della Salis, Eugenio Losco, ha dichiarato: “Ci aspettavano e ci hanno insultato e minacciato in ungherese. Ci hanno fatto delle riprese con i telefonini, ci hanno ripreso e il nostro traduttore ci ha detto che ci stavano minacciando“. Del gruppo minacciato presente anche il noto fumettista italiano Zerocalcare. Nel frattempo è stata fissata per il 24 maggio la prossima udienza.
Non può che esserci rabbia nelle parole da parte di Roberto Salis, padre della detenuta italiana. La decisione di non accettare i domiciliari per la figlia non è stata accettata dall’uomo: “Questa è l’ennesima prova di forza del governo Orban. Un po’ me lo aspettavo, la considerano un grande pericolo“.
Poi la stoccata nei confronti del mondo della politica italiana: “I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza. Le catene non dipendono dal giudice ma dal sistema carcerario e quindi esecutivo e il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane“.
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