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Quanti battiti al minuto dovrebbe avere una persona sana, come misurarli senza strumenti medici e quando preoccuparsi

Ecco quanti battiti cardiaci al minuto dovrebbe avere una persona adulta sana, come misurarli e quando ci si dovrebbe preoccupare.

Conoscere la propria frequenza cardiaca è importante per tenere sotto controllo la salute cardiovascolare e riuscire ad individuare in anticipo possibili problemi, come ad esempio aritmie, maggiore predisposizione a infarti, inefficienze cardiache o scarsa elasticità dei vasi. Un battito cardiaco al di fuori dei valori medi può indicare la necessità di consultare un medico per effettuare una valutazione più approfondita.

Quanti battiti al minuto dovrebbe avere una persona sana, come misurarli senza strumenti medici e quando preoccuparsi (Cityrumors.it)

Conoscere la frequenza cardiaca è inoltre utile nello sport per calibrare l’intensità dell’allenamento e raggiungere obiettivi specifici. Ad ogni modo, quanti battiti al minuto dovrebbe avere una persona adulta sana? Sei sicuro di saperli misurare correttamente senza l’aiuto di uno strumento medico? Ecco tutto quello che c’è da sapere e quando dovremmo preoccuparci.

Quanti battiti al minuto dovrebbe avere una persona sana? Il metodo per misurarli

Come abbiamo anticipato, monitorare i battiti cardiaci è importante sia per prevenire eventuali problemi di salute, sia per calibrare l’esercizio fisico. Detto questo, una persona adulta sana a riposo dovrebbe avere una frequenza cardiaca compresa tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Per misurarla è possibile utilizzare strumenti medici come ad esempio il pulsossimetro o saturimetro.

Quanti battiti al minuto dovrebbe avere una persona sana? Il metodo per misurarli (Cityrumors.it)

In assenza di questi dispositivi, si può ricorrere ad un sistema manuale, comunque efficace. Per prima cosa, bisogna trovare un punto pulsante. Per farlo, posiziona le dita (l’indice e il medio) sull’arteria del polso (sotto il pollice) o sul collo. È importante in questa fase essere a riposo. Esegui la misurazione mentre sei seduto o sdraiato e rilassato, preferibilmente al mattino appena sveglio.

A questo punto, ti basterà contare le pulsazioni per 30 secondi esatti. Successivamente, per sapere il numero di battiti al minuto, moltiplica il valore ottenuto per due. Per esempio, se hai contato 35 battiti nell’arco di 30 secondi, non dovrai fare altro che moltiplicarli per due. Il risultato, 70, è il numero di battiti al minuto, cioè la tua frequenza cardiaca. Si tratta di un procedimento piuttosto semplice, che chiunque può eseguire senza troppi problemi.

La giusta frequenza cardiaca è quella compresa tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Tuttavia gli atleti possono avere, in condizioni normali, anche frequenze inferiori, grazie alla loro preparazione fisica. Quali valori, invece, dovrebbero far scattare in noi un campanello d’allarme? Bisogna iniziare a preoccuparsi se la frequenza cardiaca a riposo è costantemente sopra i 100 battiti al minuto (tachicardia) oppure quando scende di frequente sotto i 60 battiti al minuto (bradicardia) o, ancora, se si hanno sintomi come affanno o vertigini. In entrambi i casi, è fondamentale consultare un medico quanto prima per evitare seri problemi fisici.

Veronica Elia

Sono Veronica e sono una giornalista pubblicista iscritta all'ordine dei Giornalisti della Lombardia, laureata in Editoria presso l'Università degli Studi di Milano. Nel 2015 comincio il mio percorso giornalistico ed inizio a collaborare con diverse realtà editoriali in Italia e in Svizzera. Il mio motto? "Fai il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita".

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