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Apple mira a replicare una funzione innovativa del display del Galaxy S26 Ultra, secondo i rumor

Una voce corre: il prossimo iPhone potrebbe prendere in prestito un trucco dal futuro top di gamma Samsung. È una di quelle idee semplici e furbe che cambiano il modo in cui guardiamo lo schermo, soprattutto quando il sole picchia e il tempo è poco.

C’è un filo che unisce tutti: vogliamo leggere in strada senza strizzare gli occhi. Lo smartphone non è più solo una scheda tecnica, è una finestra. E quando riflette troppo, quella finestra si chiude. Qui entra la voce di corridoio: secondo più report non ufficiali, Apple starebbe lavorando per replicare una funzione del prossimo Galaxy S26 Ultra legata al display. Non parliamo di grafica o filtri: parliamo di come lo schermo si comporta con la luce reale.

Prima un passo indietro. Negli ultimi anni i produttori hanno puntato su tre leve: luminosità di picco più alta, LTPO per variare il refresh e risparmiare, Always‑On più intelligente. Dati? Il Galaxy S24 Ultra ha già mostrato un vetro con trattamento anti‑riflesso capace di ridurre drasticamente i bagliori, e in esterno si è visto. L’iPhone 15 Pro, dal canto suo, spinge la luminosità fino a 2000 nit in boost. Che cosa manca? Un modo per “tagliare” i riflessi a monte, così da leggere senza dover sempre sparare al massimo la retroilluminazione.

Ed ecco il cuore del rumor, che prende forma a metà strada tra tecnologia dei materiali e buon senso: un rivestimento anti‑riflesso di nuova generazione, simile o evoluto rispetto a quello atteso sul pannello del Galaxy S26 Ultra, che Apple vorrebbe adottare sui prossimi modelli di punta. Non ci sono schede tecniche ufficiali, né percentuali fissate nero su bianco: la direzione, però, è chiara. Meno riflessi vuol dire testo più netto in mezzogiorno pieno, colori più puliti in vetrina, e meno corse verso il cursore della luminosità.

Per capirci: immagina il classico messaggio urgente mentre attraversi una piazza in agosto. O la mappa sul tram, quando il sole rimbalza sul finestrino. Con uno strato anti‑riflesso efficace, lo schermo resta “aperto” senza gridare. E la batteria ringrazia, perché non serve tenere i nit al massimo per farsi leggere. È una funzione silenziosa, ma cambia la giornata più di un grafico in più nell’app Fotocamera.

Perché questa funzione conta davvero

Riduce l’affaticamento: meno abbagliamento, meno stress visivo. Migliora la resa dei dettagli: il nero resta nero, non grigio lavagna. Taglia i consumi: se il pannello è più leggibile, l’algoritmo di luminosità automatica può essere meno aggressivo. Protegge la fedeltà cromatica: meno riflessi, meno dominanti spurie sotto il sole.

Cosa può fare Apple di diverso

Qui Apple gioca di integrazione. Se aggiunge l’anti‑riflesso, può accordarlo al LTPO (1‑120 Hz) e a un Always‑On più discreto, che in esterno mantenga widget e notifiche utili senza impennate energetiche. Potrebbe anche estendere la logica della “True Tone” a condizioni più estreme: sensori che leggono la scena, pannello che adatta la curva gamma e il punto di bianco insieme al trattamento ottico. La differenza non sarebbe nello strato in sé, ma nel modo in cui hardware e software lo “interpretano”.

Serve una precisazione: al momento non esistono conferme ufficiali, né sul lato Samsung (S26 Ultra non è stato presentato) né sul lato Apple. I dettagli temporali restano incerti. Quello che si può verificare oggi è la traiettoria del mercato: più leggibilità reale, meno compromessi.

Personalmente, l’idea mi convince perché tocca un gesto quotidiano: guardare lo schermo senza interrompere il passo. La vera innovazione, a volte, è rendere invisibile ciò che c’era ma disturbava. Se il prossimo iPhone renderà il vetro “trasparente” anche a mezzogiorno, non sarà solo un numero in più. Sarà una piccola libertà recuperata. E tu, in quale momento della giornata senti davvero il bisogno di uno schermo che non ti rimandi indietro il mondo?

Emilio Annunziata

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