“E’ stata una fine orribile”. La morte per tossicità da ossigeno è una delle più drammatiche che possano verificarsi durante un’immersione”.
Sono le parole piene di dolore e rammarico di Claudio Micheletto, past president dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri pensando alla fine di Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino morti alle Maldive, nell’atollo di Vaavu, a una profondità stimata di circa 50 metri.

Una tragedia senza precedenti nelle Maldive, una notizia che ha lasciato il segno per le circostanze particolarissime della tragedia, che ha coinvolto sub esperti, capaci di fronteggiare criticità complesse e certamente di valutare appieno anche i rischi. E tra i motivi di stupore c’è anche quella morte che ha riguardato tutti, senza permettere a nessuno di raccontare cosa è davvero accaduto lì sotto. Certamente un imprevisto, qualcosa di così inevitabile e grave da coinvolgere tutti, irrimediabilmente.
A distanza di giorni le cause dell’incidente non sono ancora state accertate. Si ipotizzavano anomalie nella miscela respiratoria utilizzata durante l’immersione e problematiche legate all’ossigeno contenuto nelle bombole. Se è accaduto di peggio non poteva capitare. Lo specialista ha spiegato cosa accade: “Quando si respirano concentrazioni troppo elevate di ossigeno, il gas diventa tossico per l’organismo”. Una condizione che può evolvere rapidamente sott’acqua: “Durante l’immersione compaiono vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento, condizioni che rendono impossibile risalire in superficie”.
Poco tempo per sopravvivere
In poco tempo il danno diventa pervasivo ed insostenibile, soprattutto in quelle condizioni ambientali. “La morte per tossicità da ossigeno, detta anche iperossia determina un’infiammazione acuta dell’apparato bronco-respiratorio, con danni a polmoni e alveoli, oltre a effetti sul sistema nervoso centrale”.

La dinamica che ha coinvolto più persone contemporaneamente orienta l’attenzione su ciò che è stato respirato: “il fatto che cinque persone siano morte nella stessa immersione fa pensare non tanto a un problema di profondità, quanto piuttosto a ciò che hanno respirato”.
Si pensa anche alla contaminazione delle bombole o a miscele mal calibrate. Alfonso Bolognini, presidente della Società italiana di Medicina subacquea e iperbarica sottolinea anche il ruolo del fattore umano: in ambienti complessi come grotte sottomarine, ha osservato, “basta un problema ad un operatore o un attacco di panico ad un sub”, con conseguenze che possono compromettere visibilità e gestione dell’immersione.La morte per tossicità da ossigeno è una delle più drammatiche che possano verificarsi durante un’immersione”.
Sono le parole piene di dolore e rammarico di Claudio Micheletto, past president dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri pensando alla fine di Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino morti alle Maldive, nell’atollo di Vaavu, a una profondità stimata di circa 50 metri. Una tragedia senza precedenti nelle Maldive, una notizia che ha lasciato il segno per le circostanze particolarissime della tragedia, che ha coinvolto sub esperti, capaci di fronteggiare criticità complesse e certamente di valutare appieno anche i rischi. E tra i motivi di stupore c’è anche quella morte che ha riguardato tutti, senza permettere a nessuno di raccontare cosa è davvero accaduto lì sotto. Certamente un imprevisto, qualcosa di così inevitabile e grave da coinvolgere tutti, irrimediabilmente.
A distanza di giorni le cause dell’incidente non sono ancora state accertate.
Si ipotizzavano anomalie nella miscela respiratoria utilizzata durante l’immersione e problematiche legate all’ossigeno contenuto nelle bombole. Se è accaduto di peggio non poteva capitare. Lo specialista ha spiegato cosa accade: “Quando si respirano concentrazioni troppo elevate di ossigeno, il gas diventa tossico per l’organismo”.
Una condizione che può evolvere rapidamente sott’acqua: “Durante l’immersione compaiono vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento, condizioni che rendono impossibile risalire in superficie”. Poco tempo per sopravvivere In poco tempo il danno diventa pervasivo ed insostenibile, soprattutto in quelle condizioni ambientali. “La morte per tossicità da ossigeno, detta anche iperossia determina un’infiammazione acuta dell’apparato bronco-respiratorio, con danni a polmoni e alveoli, oltre a effetti sul sistema nervoso centrale”.
La dinamica che ha coinvolto più persone contemporaneamente orienta l’attenzione su ciò che è stato respirato: “il fatto che cinque persone siano morte nella stessa immersione fa pensare non tanto a un problema di profondità, quanto piuttosto a ciò che hanno respirato”.
Si pensa anche alla contaminazione delle bombole o a miscele mal calibrate. Alfonso Bolognini, presidente della Società italiana di Medicina subacquea e iperbarica sottolinea anche il ruolo del fattore umano: in ambienti complessi come grotte sottomarine, ha osservato, “basta un problema ad un operatore o un attacco di panico ad un sub”, con conseguenze che possono compromettere visibilità e gestione dell’immersione.




