Gli anziani sarebbero anche disposti a ricevere la pensione più tardi, a patto però di avere alcune agevolazioni particolari
Secondo un ultimo studio, le persone anziane sarebbero disposte a posticipare la pensione e a lavorare più a lungo dell’età pensionabile. Tutto ciò a patto che, chiaramente, avvenga con orari di lavoro più flessibili e diversi spazi per il tempo libero. È proprio quanto è stato dimostrato da una ricerca realizzata dal Centro nazionale di ricerca per l’ambiente di lavoro (Nfa).
“Orari di lavoro ridotti e più flessibili, più possibilità di passare più tempo a casa e più giorni di vacanza. Queste sono solo alcune delle richieste che hanno fatto gli anziani per arrivare a quanto descritto in precedenza”, afferma Lars L. Andersen, professore alla NFA e autore dello studio, in un comunicato stampa. Al sondaggio, condotto nel 2022, hanno partecipato complessivamente 14.674 persone di età superiore ai 50 anni. Al momento della risposta tutti i partecipanti risultavano lavoratori. In particolare gli anziani hanno bisogno di maggiore flessibilità se devono lavorare per un periodo di tempo più lungo.
La metà degli intervistati, tra l’altro, ha risposto che sarebbe disposto a rinviare la pensione se riuscisse ad avere un contratto differente con orario modificato e ridotto. Inoltre, il 44% lo farebbe solo se fossero disponibili più giorni di vacanza. E se anche solo un terzo degli anziani scegliesse di restare a lavorare per almeno altri due anni con una settimana lavorativa di 25 ore, si creerebbero circa 15.000 lavoratori in più a tempo pieno, come ha spiegato il responsabile della previdenza sociale della PFA Pension Jesper Brask Fischer. “Innanzitutto, si tratta di un vantaggio piuttosto grande per la società, poiché in gran parte del mercato del lavoro mancano operatori”.
“Inoltre è importante per le aziende, che dipendono sempre più dalla possibilità di trattenere i senior più a lungo e di sfruttare la loro esperienza e capacità”, ha detto. “Ma il mercato del lavoro ha anche bisogno di un cambiamento se si vuole poter inserire gli anziani in un programma più flessibile”, ha continuato Jesper Brask Fischer. “Dobbiamo passare dal modello attuale che si applica a tutti, a diventare più dipendenti dalla capacità di adattare la vita lavorativa all’individuo. Ma vedo già che la transizione è in pieno svolgimento e che sul posto di lavoro c’è un ampio riconoscimento della necessità di ognuno”, ha concluso.
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