Tragedia in piscina, un bambino di 4 anni muore dopo una settimana di agonia: i numeri di una carneficina

La morte di Moritz Gerstl nella piscina di Curon Venosta e i rischi in acqua: ogni anno muoiono centinaia di giovanissimi.

Quando parliamo di morti, chiunque sia la vittima il pensiero non può che suscitare magone. Quando poi a morire è un bambino – e le circostanze sono così drammatiche, così legate alla quotidianità di una famiglia qualsiasi – il magone si fa più pesante.

La drammatica morte di Moritz Gerstl
Tragedia in piscina, un bambino di 4 anni muore dopo una settimana di agonia: i numeri di una carneficina – cityrumors.it

Perché una piscina comunale non è un luogo remoto, non è un ambiente estremo. È uno spazio pubblico che ci fa immedesimare ancor più nei protagonisti della drammatica vicenda che ci apprestiamo a raccontare.

Moritz Gerstl aveva quattro anni quando è finito sott’acqua nella piscina “Curunes” di Curon Venosta, comune di poco più di duemila abitanti in provincia di Bolzano, noto soprattutto per il campanile che affiora dal lago di Resia. Un’immagine da cartolina, che stride con la tragedia in questione.

Il bambino si era immerso in una zona dell’impianto caratterizzata da potenti getti idromassaggio, capaci di rendere difficile la visibilità del fondo. Nonostante ciò, era stato recuperato e affidato ai sanitari della Croce Bianca, la cui sede si trova a pochi metri dalla struttura, ma le sue condizioni erano apparse sin da subito gravissime e, dopo una settimana di ricovero all’ospedale San Maurizio di Bolzano, il piccolo è morto.

“Non sono stati i bagnanti a salvarlo”: la drammatica ricostruzione del bagnino

La vicenda è accaduta lo scorso dicembre e in quell’occasione era intervenuto pubblicamente il bagnino Alessandro Santoro, 52 anni, con anni di esperienza negli impianti altoatesini, che in una e-mail inviata al quotidiano Alto Adige aveva voluto precisare: “Il bambino non è stato salvato e soccorso dai bagnanti, ma da me stesso, bagnino presente in struttura”.

Le immagini di videosorveglianza, secondo la sua ricostruzione, confermerebbero quei concitati istanti che hanno portato alla tragedia: “In quelle riprese mi si vede a bordo vasca. Nelle immagini si vede il bambino correre come un fulmine verso l’acqua”.

Piscina con getti idromassaggio
Moritz si era immerso in una zona caratterizzata da getti idromassaggio – cityrumors.it

A quel punto, il tentativo di salvataggio – mentre la zia, nel panico, cercava di ritrovare il bambino, senza braccioli, scomparso d’un tratto: “Il bimbo era lì, sul fondo, e tentava di salvarsi. Nemmeno i bagnanti nei paraggi sembravano essersene accorti. Non appena la zia mi ha dato l’allarme, ho pensato in modo fulmineo alle scale. Mi sono tuffato, ho preso il bambino e l’ho portato fuori”.

Le condizioni di Moritz erano già compromesse: “Era già cianotico, dalla bocca rimetteva l’acqua che aveva nello stomaco. Ho capito subito che serviva ben altro che la consueta rianimazione. Farmaci, certamente. Così, fradicio e a piedi nudi, anche nella neve, mi sono diretto verso la sede della Croce bianca a 30 metri dall’impianto. In nemmeno 40 secondi ho consegnato il bimbo ai sanitari. Dalla disperazione ho pianto”.

Quella di Moritz non è l’unica tragedia legata al mondo acquatico nel nostro Paese: in Italia si registrano ogni anno circa 330 morti per annegamento; nelle piscine, oltre la metà dei casi riguarda bambini sotto i 12 anni e una percentuale significativa ha meno di 9 anni. Numeri che non possono essere liquidati come fatalità statistica.

La piscina è un luogo controllato ma non è mai un ambiente neutro, nonostante la presenza dei bagnini e l’apparente placidità dell’acqua. I braccioli non bastano (nella circostanza specifica, peraltro, erano appena stati tolti) e il bagnino non può essere ovunque nello stesso istante: bastano pochi secondi perché una situazione apparentemente tranquilla cambi direzione. Il caso di Curon Venosta – con la scomparsa del piccolo Moritz – resta quindi un monito.

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