Lo Ius Scholae continua a tenere banco nella maggioranza. Arriva la frenata del presidente La Russa, che si rivolge in maniera dura a Tajani
Lo Ius Scholae fa discutere la maggioranza. Il ministro Tajani insiste per una nuova norma sulla cittadinanza e Forza Italia ormai da tempo sta lavorando ad una proposta da presentare prima ai propri alleati e poi eventualmente in Parlamento. Un secondo passaggio molto complicato se si pensa comunque al fatto che nessuno degli altri partiti del centrodestra sembra appoggiare questo provvedimento.
Dal premier Meloni e dalla Lega sono sempre arrivate delle frenate sulla possibilità di iniziare l’iter parlamentare sulla norma sulla cittadinanza. Un pensiero condiviso anche dal presidente La Russa, che dice la sua su questo provvedimento durante una festa provinciale di Fratelli d’Italia in provincia di Padova.
Lo Ius Scholae non convince La Russa. Da Padova, come riportato dall’edizione locale de Il Mattino, il presidente del Senato ricorda di aver presentato due emendamenti dall’opposizioni che erano molto più avanti rispetto a quanto vorrebbe promuovere Forza Italia in questo momento. Ma ora questo provvedimento non è in programma e quindi difficilmente verrà portato avanti.
“Per ora resterà fuori per evitare che possa essere strumentalizzato non tanto perché diventi legge, ma per evitare un braccio di ferro tra Forza Italia e la Lega – dice La Russa – e farebbe anche Tajani a dire la verità: in questo momento le priorità riguardano i punti concordati“. Una posizione molto chiara, quindi, da parte del presidente del Senato. Ad oggi lo Ius Scholae non rappresenta uno dei primi punti del programma e non sarà affrontato. Poi magari in futuro le cose potranno cambiare, ma questo non lo si può dire ora.
Se la maggioranza frena sullo Ius Scholae e una nuova norma sulla cittadinanza, il tema presto potrebbe finire comunque alle urne con un referendum. La proposta presentata da Magi ha raggiunto il quorum. Ricordiamo che la volontà da parte dell’esponente di +Europa è quella di dimezzare gli anni di residenza legale per ottenere la cittadinanza (da 10 a 5) e questa sarebbe trasmessa automaticamente ai propri figli minorenni.
Ora la palla passa direttamente alla Corte Costituzionale. Se il referendum sarà giudicato ammissibile, allora si potrà andare al voto direttamente la prossima primavera.
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