Il consiglio dei ministri ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale per la morte del Pontefice. Ecco cosa prevede la legge per negozi, uffici e scuole
Cinque giorni di lutto nazionale per la morte di Papa Francesco. Dopo la decisione di svolgere i funerali di Bergoglio sabato 26 aprile alle ore 10, il Consiglio dei ministri si è riunito per ufficializzare il provvedimento. La misura entra in vigore immediatamente e durerà fino al giorno dell’ultimo saluto al Santo Padre.
Il ministro Musumeci all’uscita da Palazzo Chigi ha assicurato che il governo ha stanziato 5 milioni di euro per il funerale del Papa e affidato a Fabio Ciciliano, Capo dipartimento della Protezione Civile la gestione della sicurezza. Sono attesi oltre duecentomila fedeli nel giro di davvero poche ore e saranno giorni molto complicati dal punto di vista della gestione dei flussi. Per questo motivo la macchina operativa si è subito messa in moto per consentire a turisti e residenti di omaggiare il Santo Padre nella maniera più sicura possibile.
Non è la prima volta che in Italia viene proclamato il lutto nazionale. L’ultima volta dopo la morte di Silvio Berlusconi. Ma cosa prevede la legge quando il governo approva un provvedimento simile?
Partiamo da una cosa. Non è una giornata non lavorativa. Quindi scuole e uffici saranno regolarmente aperte. Possibile un minuto di silenzio tra oggi e giovedì per omaggiare il Pontefice. Ricordiamo che per quanto riguarda gli istituti, siamo nel mezzo di un ponte e la maggior parte mercoledì e giovedì resteranno chiuse. Per le altre, le lezioni si svolgeranno normalmente a meno di decisioni da parte dei genitori o dei presidi. Ricordiamo che per i prossimi cinque giorni in tutti gli edifici le bandiere saranno a mezz’asta.
Discorso diverso, invece, per quanto riguarda le attività commerciali. Per loro vige l’autonomia. Ovvero possono anche rimanere chiuse, ma molto probabilmente continueranno a lavorare almeno fino a giovedì. Sabato vedremo se abbasseranno le saracinesche nel momento dei funerali. Chi non scenderà in campo, invece, sarà il calcio. il governo ha deciso di annullare le partite in programma il 26 aprile. Una decisione necessaria visto il periodo che si sta attraversando.
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