Il presidente degli Stati Uniti non ha modo e voglia di ripensarci anzi è sicuro che sarà “un grande giorno per l’America”
Trump non arretra anzi avanza. E lo fa in modo dirompente. E così, dopo settimane di minacce, retromarce e promesse, Donald Trump, quando saranno le dieci di sera in Italia, annuncerà e presenterà al mondo la sua strategia sui dazi. Per il presidente Usa sarà il ‘Liberation day’. E non è che ci saranno tempi e modi graduali, neanche per sogno perché le imposte entreranno “in vigore da subito”.
“Sarà tra le giornate più importanti della storia moderna americana“, si puntualizza con orgoglio dalla Casa Bianca. Il piano di Trump è ancora nebuloso, secondo molti economisti, tanto che i mercati finanziari per questo motivo sarebbero molto nervosi. Quello che sembra certo è che i dazi che entreranno in vigore domani sulle merci importate dal resto del mondo negli Stati Uniti, saranno reciproci e avranno effetto immediato.
Un’opzione all’esame della Casa Bianca, secondo diverse fonti, è una tassa fissa del 20 percento su tutte le importazioni, che secondo i consulenti Usa potrebbe portare nelle casse del governo di Washington 6 trilioni di dollari di entrate. Dopodomani dovrebbe essere il turno dei dazi del 25% sulle automobili e la componentistica auto realizzata all’estero. Nessun altro dettaglio certo viene riferito e sarà lo stesso Trump a fornire i particolari.
Oltre ai dazi reciproci per i Paesi, Trump potrebbe svelare ulteriori imposte specifiche per settore, come quelle sui prodotti farmaceutici e sui semiconduttori. Le imposte potrebbero colpire il 15% dei partner che hanno persistenti squilibri commerciali con gli Stati Uniti, il gruppo che il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, ha soprannominato dei “Dirty 15”, come Cina, Messico, Vietnam, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, Canada, India e la stessa Unione europea.
Ma l’Europa ha un “piano forte” per reagire ai dazi imposti da Donald Trump, ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “L’Europa non ha iniziato questo confronto. Non vogliamo necessariamente reagire, vorremmo negoziare. Ma se è necessario abbiamo un piano forte per reagire e lo useremo”, ha aggiunto.
Anche l’Italia teme la tempesta e la stessa maggioranza si divide, con il vicepremier Antonio Tajani che chiede “calma” per “portare avanti una trattativa con la schiena dritta” a livello Ue, mentre Matteo Salvini attacca von der Leyen: “vendicarsi e aprire guerre commerciali non fa gli interessi di nessuno”, dice il leader leghista.
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