Un detenuto è riuscito ad evadere dal carcere milanese. Tutti i dubbi degli inquirenti e i precedenti. Un episodio che evidenzia un problema sempre più grave
Un evasione spettacolare, ma che lascia molti dubbi tra le forze dell’ordine e i responsabili del carcere milanese di Opera. Un detenuto è riuscito a fuggire dall’istituto penitenziario milanese, utilizzando una tecnica particolare, ed è riuscito a far perdere le sue tracce. Sul modo in cui ha beffato i controlli e soprattutto su come sia riuscito a dileguarsi, restano però molti dubbi.
Evidenziati anche dai responsabili delle forze dell’ordine. Sono in molti a chiedersi come sia riuscito a fuggire e a far perdere le sue tracce. Si sospetta la complicità di qualcuno. “Un detenuto di origini albanesi di 41 anni d’età, con fine pena fissato a ottobre del 2048, è evaso nella notte dalla Casa di Reclusione di Milano Opera nel più classico dei modi: segando le sbarre della finestra e calandosi con delle lenzuola annodate”, ha detto Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.
Una tecnica non particolarmente moderna, ma che ha evidentemente dato i suoi frutti. Ma i dubbi più grandi, restano legati a possibili complici, in grado di aiutarlo una volta fuori dal carcere. “Non è ancora chiaro come abbia fatto poi a scavalcare la cinta muraria e se abbia goduto di complicità esterne – prosegue De Fazio -. Certo è che questo ennesimo episodio, unito al dramma che si vive ogni giorno nelle prigioni e a tutto ciò che accade, certifica ulteriormente il fallimento delle politiche penitenziare condotte dai governi almeno negli ultimi 25 anni, ivi compresi quelli più recenti”.
A Milano è scattata una vera e propria caccia all’uomo. “Attualmente sono in corso le ricerche dell’evaso da parte della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine e confidiamo che anche questa volta il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia penitenziaria e le sue articolazioni territoriali possano metterci una pezza. Ma è evidente che non si può andare avanti turando falle, di ogni genere, e senza un reale e concreto progetto programmatico degno di un paese civile”, aggiunge il segretario della Uilpa.
Il 41enne tra l’altro non è nuovo a episodi di questo tipo. Sarebbe infatti alla sua quarta evasione: la prima dal carcere di Terni nel 2009, la seconda da quello di Parma a febbraio 2013 e la terza nel mese di dicembre 2013 dal carcere di Lantin, vicino Liegi, in Belgio. Come è stato possibile non controllare con maggiore attenzione un detenuto con queste caratteristiche? Secondo il segretario della polizia carceraria, ad Opera la situazione è terribile: “1.338 detenuti sono stipati in 918 posti disponibili (sovraffollamento del 153%) e vengono gestiti, per com’è possibile, da soli 533 agenti, quando ne necessiterebbero almeno 811. Servono subito tangibili provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le strutture, che in attesa dei fantomatici moduli prefabbricati continuano a sgretolarsi, implementare le tecnologie e gli equipaggiamenti, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”.
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