La vicenda della “famiglia del bosco” continua a far discutere, si arricchisce di nuove polemiche. Questa volta al centro delle critiche è finita la psicologa che si occuperà delle valutazioni psicologiche su Catherine e Nathan
La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” si arricchisce di un nuovo capitolo polemico. Al centro delle critiche finisce la psicologa che affianca la consulente tecnica d’ufficio nell’ambito delle valutazioni psicologiche su Catherine e Nathan. A sollevare dubbi è Tonino Cantelmi, psicologo di parte, che – richiamando anche un articolo pubblicato dal quotidiano La Verità – parla apertamente di una possibile violazione deontologica.
Secondo Cantelmi, la professionista avrebbe in passato espresso sui social giudizi molto duri nei confronti della famiglia oggetto di valutazione, per poi assumere il ruolo di testista nel procedimento. Una circostanza che, a suo dire, rischierebbe di compromettere l’imparzialità necessaria in un incarico tanto delicato. «È un errore grave – sostiene – aver condiviso pubblicamente posizioni critiche e poi accettato di occuparsi direttamente dei test psicologici sulla stessa famiglia».
Il professionista ribadisce la disponibilità alla collaborazione con tutte le figure coinvolte – dall’assistente sociale alla stessa consulente tecnica – purché, sottolinea, il percorso sia realmente orientato alla tutela dei minori. «Siamo pronti a lavorare in sinergia, ma se emergono incongruenze o carenze non possiamo fare finta di nulla», afferma.
Cantelmi solleva poi un secondo punto: l’esperienza della testista. La psicologa, ricorda, è iscritta all’Albo da poco più di tre anni. Un elemento che, secondo il consulente di parte, meriterebbe un approfondimento, soprattutto considerando che – per operare con minori – sarebbero richiesti almeno cinque anni di attività professionale documentata o un’esperienza accademica specifica. Non solo: nel mirino finisce anche la modalità di somministrazione dei test, ritenuti «in parte superati o eccessivamente discrezionali».
Infine, Cantelmi allarga il perimetro della richiesta di chiarimento, chiedendo di verificare che anche il curriculum della stessa Ctu risponda ai requisiti previsti per incarichi di questo tipo. Una presa di posizione che alimenta ulteriormente il confronto attorno a una vicenda già al centro dell’attenzione pubblica, con il tema dell’imparzialità e della tutela dei minori che resta il nodo cruciale.
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