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Cronaca

“Ho visto cose che nessun essere umano dovrebbe vedere”: lo strazio in diretta tv dopo la strage di Crans-Montana

A quasi due mesi dal rogo di Crans-Montana, il racconto di una delle madri delle vittime a Domenica In riporta al centro il dolore e la richiesta di verità.

Sono passati già quasi due mesi ma il ricordo non si è affievolito e l’idea che ci facciamo giorno dopo giorno è che si tratta di una di quelle tragedie che non ci dimenticheremo mai. Perché è avvenuta nel giorno di Capodanno – un giorno che dovrebbe essere dedicato alla celebrazione di un nuovo anno alle porte; perché ha coinvolto giovani e giovanissimi che hanno perso la vita mentre facevano festa; perché il numero di vittime è da brividi e perché di quelle giovanissime vittime abbiamo anche visto gli ultimi istanti, con gli agghiaccianti video che hanno fatto il giro dei social.

“Ho visto cose che nessun essere umano dovrebbe vedere”: lo strazio in diretta tv dopo la strage di Crans-Montana – cityrumors.it

Parliamo della strage di Crans-Montana, il rogo scoppiato nella notte di Capodanno 2026 all’interno del locale Le Constellation, nella località svizzera di Crans-Montana, e che è costata la vita a 41 persone, per non contare gli oltre cento feriti, parte dei quali vedranno la propria vita modificata per sempre – per il trauma e per gli strascichi delle gravi ustioni che li hanno devastati.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’incendio sarebbe partito da bengala o candele pirotecniche montate su bottiglie durante i festeggiamenti. Le fiamme avrebbero raggiunto il rivestimento del soffitto, propagandosi in pochi istanti in un ambiente chiuso e affollato. La dinamica precisa è ancora oggetto di perizie tecniche, ma è chiaro che la velocità con cui il fuoco si è diffuso ha trasformato una festa in un inferno.

La Procura del Canton Vallese ha aperto un’inchiesta per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Tra gli indagati figurano i gestori e comproprietari del locale, i coniugi francesi Jacques Moretti e Jessica Moretti, titolari al 50% ciascuno della società che gestiva la discoteca. Jacques Moretti è stato posto inizialmente in custodia cautelare e successivamente scarcerato su cauzione, decisione che ha suscitato forti reazioni tra i familiari delle vittime. L’inchiesta si è estesa anche a profili legati ai controlli e alle verifiche di sicurezza. La presunzione di innocenza resta un principio cardine, ma le responsabilità – se accertate – avranno un peso penale preciso.

Il drammatico racconto della madre di Achille: “Erano ovunque, erano distrutti”

Ma in questa sede non vogliamo ripercorrere ulteriormente la vicenda, ben nota ai più; vogliamo piuttosto soffermarci sulle parole di Erica Barosi, madre di Achille Barosi, 16 anni, una delle vittime del rogo di Capodanno: la donna è stata infatti ospite di Domenica In nella puntata dello scorso 22 febbraio e si è aperta dinnanzi alla padrona di casa del programma, Mara Venier.

“La prima volta che siamo andati a Crans-Montana aveva sei mesi. Grazie ai miei suoceri andavamo in montagna e al mare, a Sanremo”. Achille era di fatto cresciuto tra quelle montagne: “Lui amava camminare nella natura con la nostra cagnolina, Cioccolata, che ora è una vecchiettina. Lui è cresciuto lì, usciva la sera, si ingioiellava, a Milano invece non ci chiedeva mai di uscire, al massimo di andare a mangiare una pizza con i compagni del liceo. Lì si sentiva libero. Certo poi non lo puoi mai sapere, le stupidate le abbiamo fatte tutti aveva 16 anni…”.

“Crans era un posto tranquillo. Ad agosto siamo stati tutti insieme lì, era l’unico mese che mio marito poteva stare con noi”. Anche quella sera di Capodanno la famiglia era insieme: “Eravamo a casa nostra tutti insieme a Capodanno. Io non volevo che loro, il gruppo di amici, andassero in quel locale. Io sono molto istintiva, ho imparato ad ascoltarmi molto, e anche se non ero mai entrata in quel posto non volevo che ci andassero“.

Il drammatico racconto della madre di Achille: “Erano ovunque, erano distrutti” – Screenshot Rai – cityrumors.it

Erica ne parlò anche con altri genitori e trovarono una soluzione alternativa: “Ad Achille avevo parlato dell’alternativa e lui mi disse che avrebbe sentito anche gli altri ragazzi, era giusto volevano stare tutti insieme. E non ho insistito, ma intanto gliel’avevo detto”.

Quella sera, però, i ragazzi hanno deciso di andare comunque: “Alle 22.30 si sono ritrovati e sono stati insieme”. Poi la telefonata che nessun genitore vorrebbe mai ricevere, e la corsa verso il locale: “Non ricordo l’ora precisa, però un amico di Achille ha chiamato la sua mamma e ci ha detto di correre. Giuseppe aveva detto che stava bruciando tutto”.

All’inizio Erica ha provato a mantenere la calma. “Io lì per lì ho detto a mio marito di andare lì perché avevo tutte le cose da sistemare. Ma poi dopo neanche due minuti sono andata via subito e ho iniziato a chiamare Achille, ho iniziato a parlare da sola, ma in realtà parlavo alla sua anima”.

Le immagini di quella notte resteranno per sempre: “Poi sono arrivata lì e ho visto cose che nessun essere umano dovrebbe vedere, io sono qua per tutti loro. Per tutti. Erano ovunque, erano distrutti. Poi sono andata davanti a quel locale e non c’erano più le fiamme, c’era mio marito e c’erano dei pompieri che hanno provato a spostarci ma non ci sono riusciti”.

“Siamo rimasti immobili davanti a quella porta fino a quando non c’era più nessuno – ha ricordato ancora – e poi un poliziotto ci ha preso, erano le quattro del mattino, ci ha caricati su una camionetta e lì è iniziato il calvario. Perché arrivavano i ragazzi sulle lettighe, ti rendevi conto che era una cosa più grande di quella che potevi pensare. E poi ci hanno portato in quel centro congressi e noi non ci siamo più mossi per tre giorni. Era il 3 gennaio quando ce l’hanno detto”.

In studio, Mara Venier ha ricordato un dettaglio emerso nei racconti dei ragazzi: “Achille era uscito da quel posto, degli amici l’hanno visto ma lui è rientrato per aiutare”, aggiungendo: “C’è una ragazza che l’ha visto”.

E, tra strati di dolore, è emerso l’orgoglio di una madre: “Non lo so. Spero che un giorno me lo potranno dire i suoi amici, che adesso non sono nelle condizioni di parlare. Ma se l’ha fatto mi fido di lui, sono fiera di lui e mi fido di lui e so che non era uno stupido”.

Infine, un pensiero verso i proprietari del locale, Jacques Moretti e Jessica Moretti. “Voglio rispondere a questa domanda con una metafora: io amo tanto gli indiani d’America e ho sentito che quando andavano in guerra pregavano per l’anima del proprio nemico e se vincevano di fianco al corpo dello sconfitto pregavano per la sua anima. Non sono una santa, ma non riesco a odiare. Io voglio la verità”.

R.D.V.

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